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Cara Polverini ti scrivo. La lettera di una cassaintegrata

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una cassaintegrata

 

Gentile Presidente,
volevo nel mio piccolo ringraziarla. Sì, proprio ringraziare lei e tutti i consiglieri che hanno finalmente capito che alzare i tacchi è forse la cosa migliore. Ero stanca di ascoltare, leggere, discutere  su questa scandalosa situazione creata da una casta super pagata e insensibile alle reali problematiche.

Lei ieri, durante la sua conferenza stampa, ha detto che le ostriche in regione c’erano anche prima, ma sorte del destino, non si è accorta che le mangiavano anche a casa sua e pure con una certa ingordigia. E con tutto il dovuto rispetto mi chiedo perchè è successo questo. Come ha fatto a non accorgersi di quello che stava accadendo, quando il contributo ai gruppi della Pisana era stato triplicato mentre i tagli dettati dalla sua giunta si facevano sentire sulle spalle dei cittadini?
Sarebbe bastato osservare attentamente le differenze tra consiglieri spendaccioni che potevano permettersi, visto gli emolumenti più alti rispetto alle altre regioni d’Italia,  la bella vita, organizzando festine per mantenere i loro vizi privati, mentre migliaia di lavoratori e lavoratrici sfilavano davanti alla giunta regionale per protestare contro quella o quest’altra vertenza di lavoro,  i disoccupati chiedevano un’occasione per lavorare, i senza casa un tetto sopra la testa. E poi vale la pena ricordare le  persone che si sono incatenate sulla Via Cristoforo Colombo, in modo che dal suo ufficio potesse vedere il drammatico spaccato di questa regione, che è anche la sua, perchè la loro azienda stava chiudendo e c’era bisogno di un intervento istituzionale.

Quelle erano persone come me, i disperati di questa maledetta crisi economica, i borderline esistenziali, quelli che hanno perduto la dignità assieme a quel barlume di speranza che li teneva aggrappati ad un futuro migliore che non esiste più.

Lei, sempre ieri, ha detto che non lascerà la politica, ma per noi, cara Signora Polverini, tutto è rimasto immutato, anzi è addirittura peggiorato.
 
La ringrazio, signora Polverini, perchè dopo essersi scaricata di fronte all’opinione pubblica questo peso dalla coscienza potrà tornare alla sua vita normale e felice e guardare gli altri dritti negli occhi, come ieri ha fatto giustamente notare.
Si pensi, cara presidente, che la gente come me non ha più il coraggio di guardare neppure i suoi figli negli occhi. Ci vergogniamo di quello che siamo, di quello che non possiamo, del peso di questo fallimento che non è dipeso da noi diventato la nostra croce che ogni giorno tentiamo di trascinare con la schiena incurvata.

A noi, sempre dimenticati e qualche volta ricordati  quando bisogna racimolare qualche voto in più,  poveri lavoratori sfigati, padri e madre di famiglie disperate, non ci resta che aspettare tra rabbia e delusione lo schifo che galleggia in questo paese corrotto, leggendo con amarezza l’epilogo anche di questa avventura finita malissimo. Il nostro fegato scoppia dal rimorso pensando a come potevamo essere, mentre i nostri occhi continuano ad essere arrossati.
La ringraziamo, cara presidente, di aver lasciato la sua poltrona e speriamo in futuro le cose possano cambiare. Almeno per noi, perchè per molti di voi come dice il proverbio piove sempre sul bagnato.  

Una cassaintegrata

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