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Carcere. Penalisti in sciopero il 22 novembre. La politica affronti il dramma

ROMA – Le forze politiche e il Governo utilizzino gli «ultimi scampoli di legislatura per assumere provvedimenti che il dramma sociale delle carceri impone, senza farsi paralizzare dal timore ingiustificato di possibili contraccolpi elettorali» e considerino il problema «urgente quanto lo è stato quello della corruzione e della diffamazione».

È l’ennesimo appello rivolto dall’Unione Camere Penali alla politica, accompagnato da una delibera con cui si indice, per il 22 novembre prossimo, un giorno di astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale.

L’Ucpi «da sempre in prima linea nella battaglia per il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti», e dopo l’impegno assunto con la mozione sulle carceri approvata al Congresso di Trieste, sottolinea come in diverse occasioni, «con accenti adeguati alla gravità della situazione, il Presidente della Repubblica ha invitato il sistema politico a farsi carico del problema per porre fine a quella che è stata definita senza mezzi termini una ‘vergognà». I penalisti ribadiscono che il sovraffollamento carcerario è «il frutto in primo luogo di una concezione che pone la pena detentiva al centro del sistema penale», e che ciò costituisce il «retaggio di una visione autoritaria del diritto penale da cui il nostro Paese non riesce a svincolarsi».

Il «medesimo stampo autoritario – sottolinea l’Ucpi – si rinviene nel quotidiano abuso della custodia cautelare, che determina per oltre il 40 per cento il numero complessivo dei detenuti, nell’intento, neppure velato, di una parte della magistratura di trasformare la custodia cautelare in una incostituzionale anticipazione della pena con la quale far fronte alle presunte o reali inefficienze del sistema giudiziario». Ecco perchè, oltre ad annunciare l’astensione del 22 novembre, «non solo come occasione di civile protesta», i penalisti si impegnano a diffondere i «numeri sconvolgenti delle popolazione detenuta, delle morti in carcere e di documentare le insostenibili condizioni di vita dei detenuti», e, al fine della più ampia sensibilizzazione al problema, di «promuovere occasioni di pubblico dibattito nel corso delle quali spiegare ai cittadini le ragioni che dimostrano come un sistema penale, un sistema carcerario ed un ordinamento penitenziario degni di un paese civile, costituiscono anche il più efficace presidio per la loro sicurezza».

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