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Rapporto Istat. Quasi 7 milioni di persone senza lavoro

ROMA – E’  davvero pietoso il Rapporto annuale Istat, diffuso oggi. Rapporto che di fatto smentisce anche i proclami di una ripresa che non si vede. A partire dei quasi 7 milioni di persone senza lavoro, stando ai dati dello scorso anno. Ma non è tutto.

Il 12,6% dei lavoratori italiani è addirittura irregolare, mentre cresce il part time, soprattutto quello ‘involontario. Nel 2012 il tasso di irregolarita’ e’ pari al 12,6% del totale degli occupati – si legge nel Rapporto – al crescere del livello di istruzione si riduce il rischio di irregolarita’ e, con questo, il divario tra i generi, anche se per le donne lo svantaggio rimane comunque piu’ elevato”. Il tasso di disoccupazione dei laureati e’ al 7,8% nel 2014, quasi nove punti in meno rispetto a quello di chi possiede la licenza media. Il divario sale a 18 punti per il tasso di mancata partecipazione (12,9% dei laureati, 30,8% dei meno istruiti). Tra i laureati il tasso di occupazione si attesta al 75,5% nel 2014 (62,6% tra i diplomati e 42,0% tra i meno istruiti). Il vantaggio del differenziale retributivo dei laureati rispetto ai diplomati e’ maggiore per gli uomini. A quattro anni dal conseguimento del titolo sono occupati nove dottori di ricerca su dieci; l’85% svolge una professione di tipo intellettuale, scientifico o di elevata specializzazione. In aumento la percentuale di dottori di ricerca che vivono all’estero: dal 7% per le coorti 2004 e 2006 al 13% per le coorti 2008 e 2010″.

Per l’Istat “nel 2014 si e’ attenuato il calo del tasso di occupazione dei giovani 15-34enni (pari al 39,1%, -0,8 punti rispetto all’anno precedente), fino a invertire la tendenza nel quarto trimestre (+0,3 punti in confronto al quarto trimestre 2013). L’indicatore continua a crescere fra i 50-64enni: e’ al 54,8%, 2,2 punti in piu’ del 2013″. 

“L’unica forma di lavoro che continua ad aumentare quasi ininterrottamente dall’inizio della crisi e’ il part time. Nel 2014 sono oltre 4 milioni i lavoratori a tempo parziale, il 18,4% sul totale degli occupati (32,2% tra le donne e 8,4% tra gli uomini). A crescere e’ soprattutto il part time involontario, scelto in mancanza di occasioni di lavoro a tempo pieno: nel 2014, quasi due lavoratori a tempo parziale su tre (63,6%) avrebbero voluto un lavoro a tempo pieno”. 

A questi dati negativi si aggiunge la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ fenomeno in crescita. “Tre mila dottori di ricerca del 2008 e 2010 (il 12,9%) vivono abitualmente all’estero” spiega l’Istat sottolineando: “La mobilità verso l’estero è superiore di quasi sei punti a quella della precedente indagine (7% dei dottori di ricerca delle coorti 2004 e 2006)”. Guardando alle specializzazioni, la spinta ad andare fuori confine risulta più forte per fisici, matematici e informatici.  

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