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Ilva. Impianti chiusi fino a pronunciamento riesame

ROMA –   L’Ilva ha avviato al Tribunale del Riesame il ricorso contro l’ultimo intervento della magistratura: fino al suo pronunciamento gli impianti di Taranto rimarranno chiusi. Lo ha deciso il Cda della società. «Spero in un pronunciamento rapido, entro pochi giorni», spiega all’Ansa il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante.

 «Nel Cda di oggi abbiamo esaminato gli ultimi sviluppi della situazione che si è creata a Taranto e non possiamo che ribadire che con questo intervento della magistratura non si poteva proseguire nella produzione: il provvedimento di sequestro non ammetteva dilazioni – aggiunge Ferrante – e non potevamo che comunicare ai dipendenti che si trovano in ferie utilizzando quelle a disposizione, ovviamente retribuite». «Siamo preoccupati come tutti della situazione a Taranto per la ricaduta sulla produttività e sull’occupazione», conclude il presidente dell’Ilva.

Al momento, dopo la chiusura degli impianti a caldo i lavoratori dell’area Servizi e manutenzione, continueranno negli impianti a freddo, con una riduzione del personale al 50 per cento. Il dirigente del personale Enrico Martino, si è appreso, nell’incontro tenuto nel pomeriggio con i rappresentanti sindacali ha manifestato il rammarico per il comportamento di alcuni lavoratori che questa mattina, in concomitanza con la giornata di sciopero, hanno sfondato il cordone della vigilanza e sono entrati nello stabilimento.

La chiusura dell’Ilva di Taranto è stato il tema al centro del colloquio avvenuto oggi al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio, Mario Monti. In un clima definito operativo e di lavoro, Monti e Napolitano hanno esaminato la situazione che si è creata a Taranto, situazione definita dallo stesso Capo dello Stato in mattinata come «complicata». Nel colloquio si sono dunque innanzitutto esaminati i diversi aspetti che investono i temi della politica industriale, dell’occupazione e gli aspetti giudiziari. Al Quirinale riferiscono dunque che se sarà necessario saranno presi provvedimenti dall’esecutivo nel Consiglio del ministri già convocato per giovedì. Anche il premier, a quanto si apprende, insiste per una soluzione e auspica un accordo con le parti convocate giovedì stesso che sblocchi la situazione al più presto. Durante il colloquio il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio hanno anche esaminato il problema della richiesta da parte dell’Anp della qualifica di Stato non membro, richiesta che sarà presentata il 29 novembre all’Assemblea generale dell’Onu.

E’ quindi atteso l’incontro tra le parti sociali  convocato dal Governo. Molti lavoratori si recheranno a Roma per presidiare davanti a Palazzo Chigi. Diversi pullman sono attesi da Genova e Taranto.

Per il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: “La situazione dell’Ilva di Taranto va risolta ora e nel rispetto della salute e del lavoro. Il governo deve intervenire per obbligare l’azienda al miglioramento degli impianti e al risanamento dell’ambiente continuando a produrre. Nessun alibi deve essere fornito a chi ha tirato troppo la corda per evitare di investire in innovazione e risanamento e ora approfitta del blocco per continuare a non fare nulla, dopo aver colpevolmente inquinato e danneggiato per anni la città e i suoi abitanti”. E poi aggiunge: “Senza l’intervento della Magistratura saremmo ancora molto lontani dal conoscere gli equivoci affari condotti dall’azienda – ha continuato Cogliati Dezza – ma a questo punto è necessario impedire ogni via di fuga che permetta ai Riva di lasciare azienda e città nelle pesti, dopo aver sfruttato senza ritegno risorse e operai, senza mai affrontare seriamente alcuna ipotesi di risanamento e innovazione che avrebbe permesso all’azienda di stare sul mercato in maniera competitiva e sostenibile”.
 
Dello stesso parere anche Francesco Rizzo, dell’USB ILVA: “Fino adesso, nonostante la forte preoccupazione che stanno vivendo, i lavoratori dell’ILVA si sono dimostrati molto responsabili. Adesso ci aspettiamo che altrettanta responsabilità venga dimostrata dal Governo”. “La nostra di oggi è stata un’occupazione simbolica – prosegue Rizzo – e di sicuro vorremmo che il Governo non si occupasse di noi solo come un potenziale problema di ordine pubblico e cominciasse a fare finalmente la sua parte”. “Da quattro mesi infatti – sottolinea Rizzo – non cambiano le posizioni in campo.  Giovedì ci aspettiamo dal Governo una posizione netta, in cui si stabilisca che continuare a produrre come è stato fatto fino a ieri non è più possibile, che la salute viene prima di tutto, che il lavoro deve essere garantito”.

Il caso giudiziario
Non è stato ancora rintracciato Fabio Riva, vice presidente di Riva Fire, al quale i militari della Guardia di finanza di Taranto devono notificare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sull’Ilva per disastro ambientale.
A Fabio Riva viene contestata anche l’associazione per delinquere. Secondo indiscrezioni, il dirigente del gruppo Riva si troverebbe negli Stati Uniti. Quello nei confronti di Fabio
Riva è l’unico dei sette provvedimenti restrittivi di ieri che non è stato ancora eseguito. 

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