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Stefano Cucchi, un caso senza giustizia. Secondo i periti morì per malnutrizione

ROMA –   “La causa della morte di Stefano Cucchi va identificata in una sindrome da inanizione”, cioè una “grande carenza di alimenti e liquidi”.

E’ quanto hanno stabilito i periti incaricati dalla III Corte d’assise di Roma di accertare le cause della morte del geometra, morto il 21 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto in un letto d’ospedale nel reparto detenuti del Pertini. “Il quadro traumatico osservato – scrivono – si accorda sia con un’aggressione, sia con una caduta accidentale”. A processo per il decesso del giovane sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria.

“Nel caso di Stefano Cucchi – riporta sempre la perizia depositata oggi alla cancelleria del Tribunale –  i medici del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini non si sono mai resi conto di essere (e fin dall’inizio) di fronte ad un caso di malnutrizione importante, quindi non si sono curati di monitorare il paziente sotto questo profilo, nè hanno chiesto l’intervento di nutrizionisti (o altri specialisti in materia) e, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso”- E poi si legge ancora che Cucchi la sera del 17 ottobre 2009 «presentava uno stato di denutrizione importante che, di fronte alla di lui manifesta volontà di digiunare e di astenersi dal cibo, doveva immediatamente allertare i medici curanti. Anche pochi giorni di ulteriore astensione da alimenti e liquidi costituivano rischio concreto di un irreversibile aggravamento delle di lui condizioni. Il pericolo di vita del paziente si rende poi manifesto il 19 ottobre: in questo momento un trattamento terapeutico appropriato avrebbe consentito probabilmente il di lui recupero.  In ogni caso  tutti i sanitari della medicina protetta del Pertini ebbero una condotta colposa, a titolo sia di imperizia, sia di negligenza, quando non di mancata osservanza di disposizioni comportamentali codificate”.
“In mani esperte – continua il dossier –  l’allarme rosso era in atto con gli esami del 19 ottobre 2009 e che da questo momento Cucchi, per avere un trattamento appropriato, doveva essere trasferito in una struttura di terapia intensiva». Lo dicono i sei periti incaricati dalla terza corte d’assise di Roma di stabilire le cause della morte di Stefano Cucchi, in un documento depositato questa mattina in cancelleria”.

 

Inoltre, secondo i periti, sempre rispetto alla condotta del personale sanitario che ebbe in cura Stefano Cucchi,  a carico degli infermieri «non si individuano profili di responsabilità professionale che abbiano influito in qualche modo sulla evoluzione della patologia di Cucchi Stefano e che quindi ne abbiano in alcun modo condizionato il decesso. I periti ribadiscono «che gli infermieri segnalano gli eventi; certo vi sono criticità nel controllo della diuresi e di alcuni controlli di parametri clinici di base, non sempre condotti, nè eseguiti con regolarità; ma disporre tipo e frequenza dei controlli è compito del medico, non dell’infermiere».

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