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Ingroia prende tempo. Fassina, l’offerta non è compatibile

ROMA – E’ ancora indeciso Antonio Ingroia se candidarsi oppure no. Lo ha ribadito anche oggi durante il suo intervento dal palco del Teatro Quirino di Roma all’assemblea del movimento “Cambiare si può”.

Di certo il magistrato si è dato un limite di tempo, ovvero fino al 28,29 dicembre giorno in cui tirerà le somme. O meglio, si conteranno i sostenitori  della società civile e politica, esclusi simboli di partito chiaramente, che hanno deciso di rimanere a fianco del magistrato condividendo la sua bozza politica presentata ieri al Teatro Capranica di Roma.
Gli altri si godranno lo spettacolo in attesa di capire con un certo scetticismo cosa si cela dietro alle intenzioni di Ingroia e soprattutto cosa diventerà questa novità politica che non ha ancora nessun nome.
Oggi Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, ha commentato la proposta di Ingroia  per un confronto diretto con Pd e anche con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo: “Non mi pare che le posizioni che porta avanti Ingroia sulla giustizia possano essere condivisibili e per quanto mi riguarda non lo sono neppure quelle che ha assunto rispetto alla vicenda che ha coinvolto il presidente Repubblica, ma a parte questa issue mi pare un movimento molto monotematico”, ha precisato l’esponente Pd.
Fassina, infatti,  sottolinea che non si capisce  sul terreno economico-sociale cosa Ingroia proponga, e non è l’unico: “Non facciamo alleanze che non abbiano un forte grado di omogeneità rispetto agli impegni che vogliamo mantenere con l’Europa e a livello internazionale”, ha aggiunto Fassina. E poi: “Mi pare quindi complicato che si possa costruire questo rapporto, anche perché con Ingroia convivono molte posizioni diverse tra loro e penso che l’alleanza progressista debba avere un profilo di credibilità che non mi pare sia compatibile con l’offerta politica che Ingroia rappresenta”.
Tempestiva arriva la replica di Ingroia che parla di pregiudiziali nei suoi confronti: “È evidente che Fassina non ritiene che la lotta alla mafia possa essere condotta fino in fondo. Nel Manifesto di cui sono primo firmatario- aggiunge Ingroia- si legge testualmente che ‘vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l’eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico. Se Fassina ritiene non condivisibili questi temi, allora lo specifichi meglio, oppure più semplicemente dica che c’è una pregiudiziale contro Ingroia, nel qual caso ne prendo serenamente atto”.
Intanto la sinistra antagonista plaude il magistrato e si organizza per il fatidico matrimonio in rito civile, ma con probabile separazione dei beni. Paolo Ferrero si riunirà da stasera con il Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione comunista, che entro 48 ore dovrà decidere se dare l’adesione al manifesto promosso da Ingroia.
“L’organismo di direzione politica del partito, si riunisce  per confermare e definire la nostra partecipazione al quarto polo alle prossime elezioni, il nostro contributo all’alternativa di governo che si opporrà alle politiche montiane e all’austerity, fino ad ora sostenute da ‘Abc'”.
Stessa posizione quella di Oliviero Diliberto, che ha riunito il comitato centrale del Pdci al fine di “lavorare concretamente alla costruzione di una lista intorno all’appello e alla proposta politica presentata ieri sera dal magistrato.”
“Noi andremo nella direzione del dialogo con il centrosinistra,  mi auguro che non ci siano pregiudiziali sui temi della legalità”.

E adesso anche Nichi Vendola guarda con un certo interesse un possibile dialogo con Ingroia. “Io lo auspico, ma non ho vinto le primarie e quindi  a Bersani, che ha vinto le primarie non intendo tirare la giacca. Ma se Bersani aprirà questa porta o finestra farà bene”, precisa Vendola.
Ingroia, dal canto suo, torna a dire quello che aveva pronunciato ieri durante la presentazione del manifesto, ovvero “guiderò una grande lista politica a patto che “la politica faccia un passo all’indietro per far emergere la partecipazione civica e popolare in un grande progetto di cambiamento dell’Italia”.

Nel frattempo dalle fila della destra si alza qualche critica che suona più come un timore. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl parte per primo all’attacco: “Ingroia sta diventando la caricatura di se stesso – dice – . Arriva al punto di dire che lui non è mai stato un giudice politicizzato”. E poi aggiunge: “Ingroia non farà più danni alla giustizia italiana, li farà alla politica, cioè ai suoi amici di sinistra”. Da quale pulpito.

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