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Esorcizzati i Maya, pausa di riflessione per le festività natalizie

TRIESTE –  Dopo la negativa chiusura di Piazza Affari e delle principali borse europee registrata lo scorso venerdì in conclusione di ottava, caratterizzata per Milano da vendite e prese di profitto sui titoli bancari ed assicurativi, Borsa Italiana gode di una benefica pausa di riflessione per le festività natalizie, con le contrattazioni che riprenderanno regolarmente a partire da giovedì 27 dicembre.

La forzata assenza di notizie “fresche” e di titoli “caldi” ci consente allora di indugiare in una sorta di pre-consuntivo di fine d’anno sullo stato di salute del nostro principale mercato: negli ultimi sette giorni, più precisamente nelle giornate comprese tra il 17 ed il 21 dicembre scorsi, il FTSE Mib è avanzato del 2,68%, attestandosi a quei 16.334 punti che costituiscono  un progresso dell’8,25% da inizio anno; discorso simile e segno positivo anche per il FTSE Italia All Share che, chiudendo a 17.235 punti, ha fatto registrare una crescita complessiva dell’8,74%, nonostante il calo dello 0,37% dell’ultima seduta.
Il buon momento e la tonicità delle borse internazionali viene sottolineato e celebrato dall’offerta di 8,2 miliardi di dollari tra cash (denaro liquido) ed azioni lanciata dall’Intercontinental Exchange (ICE) sulla NYSE (New York Stock Exchange). Ad uno sguardo più approfondito si scopre che questa nuova “superborsa” a stelle e strisce è faccenda che riguarda da vicino ed in profondità il Vecchio Continente: infatti il gruppo NYSE Euronext, oltre a gestire le Borse di New York, Parigi, Amsterdam e Lisbona, è proprietario del Liffe, il secondo maggior listino dei derivati a livello europeo.
Un affare non da poco, non soltanto perché a breve il settore verrà liberalizzato ma soprattutto per l’estrema profittabilità dei derivati per le società-mercato, tanto da costituire attualmente il 22% dei ricavi del gruppo NYSE Euronext, una piccola quota di fatturato che genera oltre il 40% degli utili complessivi. Liffe novella “gallina dalle uova d’oro” dunque, il cui confluire nell’Intercontinental Exchange, che già ora gestisce il secondo mercato dei derivati al mondo, porterebbe alla nascita del terzo mercato mondiale nel campo dei derivati dopo il Chicago Mercantile Exchange e l’Eurex/Ise.
Al di là del consueto rally di fine d’anno delle Borse, cosa ci riserva il futuro per i prossimi mesi, ora che l’economia della Zona Euro è entrata in recessione nel terzo trimestre del 2012 ?
Anche se abbiamo assistito soltanto ad una limitata contrazione della crescita, purtroppo gli analisti sono concordi nel ritenere che l’attuale momento recessivo proseguirà nel 2013 e forse anche nel 2014.
In Germania il tasso di disoccupazione ha iniziato a salire accompagnandosi ad un forte calo della produzione, degli ordini e della fiducia delle imprese, tanto da suggerire una più che probabile contrazione della crescita nel quarto trimestre.
In controtendenza il PIL francese, cresciuto dello 0,2% in termini reali, spinto sia da una ripresa dei consumi e della spesa pubblica che dalle esportazioni; tuttavia le misure di austerità espresse nel bilancio 2013 indicano che l’aumento della spesa pubblica subirà un’inversione, vanificando il temporaneo miglioramento con un calo della fiducia tale da annullare qualsiasi riduzione del disavanzo per il prossimo anno e, di conseguenza, richiedere ulteriore austerità per il 2014.
Com’era prevedibile, sono stati reperiti i fondi per evitare il default della Grecia, anche se è stata ufficializzata l’esclusione di tagli ufficiali al debito ellenico fino alle elezioni tedesche del prossimo autunno, decisione che sposta la sorte della crisi dalle responsabilità di Atene all’aggravarsi della recessione in Europa.
Sul fronte del debito la Spagna ha cercato di evitare l’aiuto del meccanismo europeo di stabilità (ESB) proponendo un piano in realtà non sostenibile a causa dell’incapacità dei suoi investitori, in special modo le banche, di assorbire l’enorme necessità di finanziamento, sensibilmente superiore alle attuali stime governative; questo potrebbe comportare un insostenibile innalzamento dei tassi d’interesse di medio e lungo termine che, unitamente alla recessione, sfocerebbe in un declassamento del rating a “subinvestment grade” con relativo, ulteriore deflusso di capitali dal paese.
Un simile contesto imporrà alle politiche delle banche centrali di mantenersi molto accomodanti, continuando nell’acquisto di titoli di Stato e nel taglio dei tassi d’interesse (atteso quello della BCE di 25 punti base nel primo trimestre del 2013).
Una sostanziale riproposizione dello scenario attuale anche per il 2013  dunque, caratterizzato da una moderata positività, legata ai deboli segnali di una ripresa globale guidata principalmente dalla crescita dell’economia americana e cinese, e da un’elevata volatilità, dovuta al tiro alla fune tra l’austerità deflattiva e le politiche monetarie inflazionistiche all’interno dell’Eurozona.

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