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Ratzinger, gran guardiano dell’ortodossia cattolica

ROMA – Dio esiste? Adesso si. E’ l’inizio di un brillantissimo racconto di fantascienza, scritto da Fredric Brown, nel lontanissimo 1954, in cui un computer risponde alla prima domanda di uno stupito programmatore.
Nella sua preveggenza, la fantascienza aveva indicato il punto di frequenza in cui il cristallo della cultura moderna si sarebbe frantumato: la relazione fra trascendenza e virtuale.

Un altro Brown, Dan, molti anni dopo, oltre la fatidica soglia del 2000, scrivendo il  terzo tomo della  sua discussa quanto fortunata  trilogia fanta religiosa, “Il Simbolo Perduto” scrive una battuta che  forse ci da ragione di quanto avvenuto in  vaticano in questi giorni”Dio si trova nell’unione dei molti, non nell’uno”.Un tema che richiama il panteismo di Giordano Bruno, il gran Nolano che improntò la sua eterodossia proprio nel riconoscere la potenza dell’uomo accanto al suo Dio, intuendo la forza della circolarità del pensiero con la sua nota affermazione secono la quale”nell’infinito spazio possiamo definire centro nessun punto,o tutti i punti:per questo lo definiamo sfera il cui centro è ovunque” (G.Bruno.Opere magiche).

Paradossalmente l’ultima decisione del gran guardiano dell’ortodossia cattolica, Papa Ratzinger viene meglio compresa ricorrendo ai pensieri degli eterodossi di ieri e di oggi. In realtà con le sue dimissioni, il pontefice ha forze concepito la più lucida e rivoluzionaria riflessione sulla sua Chiesa. Il vicario di cristo, l’ultimo gigante della terra, torna nel suo gregge come pecora fra le pecore, e rimette al suo popolo l’aura di divinità che gli era stata affidata. Con una battuta, forse troppo sbrigativa, ma sicuramente efficacie nella sua essenzialità, dopo Benedetto XVI il papa diventa un funzionario. Uno strumento, un oggetto, e non il soggetto. E’ una svolta copernicana, che ri sintonizza la comunità cattolica con il senso comune del mondo. Erano  rilevanti i segnali di una particolare attenzione del grande teologo per  quell’ emergenza antropologica, come l’hanno definita i quattro intellettuali marxisti (metti il link alla lettera in rete di Sorbi, Barcellona,Tronti e Vacca ) che nei mesi scorsi indirizzarono un’originale lettera al papa,rappresentata dalla potenza tecnologica che riorganizza e riclassifica la convivenza umana. Già nella sua ultima enciclica, Caritas in Veritate , il papa si misurò sulle novità della rete, apprezzando  la “stupefacente esperienza del dono” che la sorregge. Poi venne la spettacolare decisione di diventare un membro della comunità di Twitter. Infine la scelta  di azzerare la sua gerarchia. Persino il modo con cui è stata annunciata la sconvolgente decisione delle dimissioni, con un discorso rivolto a tutti, senza privilegiare e pre avvertire nessuno, indica un’appartenenza egualitaria ad una nuova comunità.

I giganti  teorizzati da Bernardo da Chartre nel famoso detto per cui “siamo tutti nani sulle spalle dei giganti” oggi viene rovesciato nel suo contrario: anche i giganti devono farsi nani per correre più velocemente”. Una svolta certo non indolore. Crollano le sicurezze che i giganti davano ai nani: c’è  sempre qualcuno che ne sa di più e può fare di più. In compenso  aumentano a dismisura i margini di protagonismo e di condivisione  disponibili.
Venti anni di rete, hanno scavato profondamente nel vissuto dell’uomo moderno: un nuovo modo di pensare e di relazionarsi sta incalzando ogni patrimonio culturale: dalla centralità del partito, a quella del denaro fino alla soglia di Dio. La condivisione sta diventando un destino e non un’opzione.

Non è il computer che si sostituisce a Dio, come suggeriva Fredric Brown nel racconto che abbiamo richiamato all’inizio, ma piuttosto l’uomo che usa il computer per avvicinarsi alla verità.E comunque per viverla meglio.
Ma può una religione essere condivisa ed egualitaria? Questa è la domanda che affiora dopo la relativizzazione del Papa. Può una rivelazione essere co gestita? Dietro a questo quesito epocale già premono altri temi meno  trascendenti ma non per questo meno vitali: se la verità cosmica può essere condivisa allora anche l’economia, la politica, la governance, possono essere riprogettate alla luce dei nuovi nani connessi. Il papa c on le sue dimissioni ha aperto una porta apocalittica, potremmo dire, su un nuovo mondo. Incredibilmente la scossa che ha messo in movimento la valaga è venuta da dove meno la si attendeva. Ora tocca ai laici rispondere e riflettere: come convivere con una chiesa che si interroga  sulla modernità in maniera problematica e dialettica? Come definirsi rispetto ad una riflessione antropologica alta? Come reggere il confronto? Alla lunga, la mossa del grande custode della dottrina potrebbe rivelarsi una straordinaria premessa per un nuovo primato culturale della chiesa. Non è una minaccia, ma sicuramente una sfida. Del resto , come diceva S. marco: voi che siete il sale della terra se siete sciapi voi, chi mai potrà insaporirvi?”

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