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Crisi egiziana: la situazione degenera. Scontri tra sostenitori e oppositori di Mubarak

ULTIMORA ORE 20:08 – Un portavoce del ministero della Sanità, al Cairo, ha reso noto che finora, negli scontri avvenuti oggi in piazza Tahrir, sono state ferite 403 persone e un uomo, appartenente alle forze di sicurezza, è rimasto ucciso.

Secondo invece, fonti sanitarie e del movimento di opposizione “6 Aprile”, le persone ferite nei violenti scontri tra sostenitori e oppositori del regime, a piazza Tahrir, sono state invece almeno 500. Mentre secondo la regista cinematografica egiziana,  Hanan El Shimi in piazza Tahrir sarebbero stati visti almeno una ventina di cadaveri di manifestanti.

 

ULTIMORA ORE 17:12 – Sarebbero centinaia le persone rimaste ferite negli scontri in corso nella piazza Tahrir, al centro del Cairo, fra sostenitori del presidente Hosni Mubarak e manifestanti antigovernativi. Lo riferiscono le due tv arabe Al Arabiya e Al Jazira. Al Jazira continua a parlare anche di morti senza però precisarne il numero


IL CAIRO – Al Cairo si registrano scontri tra dimostranti pro e contro il presidente Hosni Mubarak. Secondo la televisione ‘Al Jazeera’ ci sarebbero anche alcuni morti. Quello che è certo è che ci sono sicuramente almeno dei feriti. Gli scontri sono avvenuti in piazza Tahrir, nel centro del Cairo. La piazza è diventata l’epicentro delle proteste popolari contro il presidente egiziano, ormai giunte al nono giorno, ed è presidiata, notte e giorno, da chi manifesta affinchè il vecchio leader ceda il potere. A lanciare l’attacco sono stati circa 500 simpatizzanti del rais che hanno tentato di fare irruzione nella piazza. Il timore che ciò potesse accadere era forte fin da stamani.

 

Quando nella capitale egiziana erano iniziate manifestazioni dei dimostranti pro Mubarak. Manifestanti che poi si sono spinti fino a piazza Tahrir per sfidare la fazione contraria. Dopo diversi tentativi di sfondare il cordone di sicurezza, eretto per cercare di tenere separate le due fazioni, ad un certo punto questo ha ceduto e sono cominciati gli scontri. Anche con corpi a corpi. La situazione è apparsa subito drammatica. Le centinaia di assalitori sono presto diventati un migliaio e la situazione è diventata in poco tempo incontrollabile. A quel punto le forze di sicurezza, schierate sulla piazza, hanno effettuato dei lanci di lacrimogeni per cercare di disperdere i contendenti. Si sono uditi anche colpi di arma da fuoco. Forse colpi sparati in aria dai militari che sono schierati intorno alla piazza con i carri armati. Non ci sono conferme in merito, ma se fosse vero è la prima vota da quando è iniziata al sommossa popolare che i soldati ricorrono all’uso delle armi. Per ora solo una cosa è certa. Nel corso degli scontri i militari si sono impegnati ad invitare tutti alla calma. Quando poi, sembrava che gli antigovernativi stessero per avere la meglio sui filo Mubarak sono giunti sulla piazza altri militanti pro Mubarak o presunti tali in groppa a cavalli e cammelli. Questi ultimi, brandendo bastoni, fruste e spranghe,  hanno assaltato gli oppositori. Si è trattato di una vera e propria carica di cavalleria.

 

Come vuole la logica, in ogni battaglia la cavalleria vince sempre sulla fanteria. Ed invece, in questo caso non è andata così. Dopo un primo momento di sbandamento i manifestanti anti Mubarak si sono riorganizzati e hanno preso il sopravvento sugli attaccanti. Molti cavalieri sono stati disarcionati, pestati a sangue e lasciati esanimi al suolo. Inoltre sono stati catturati diversi presunti agenti in borghese, infiltratisi tra i manifestanti,  e  presunti militanti del Partito Democratico Nazionale, a cui appartiene Mubarak. La folla li ha tutti consegnati ai militari. Quando poi, la ‘battaglia’ è cessata. I manifestanti anti Mubarak hanno ribadito che non lasceranno la piazza finchè il vecchio leader non si sarà dimesso. Nel frattempo il ministero dell’Interno egiziano ha smentito la presenza nella piazza di agenti dei polizia in borghese o il loro coinvolgimento negli scontri. Quello registrato oggi è il primo episodio in cui sono venuti in contatto migliaia di manifestanti pro e contro il presidente Hosni Mubarak. Il leader dell’opposizione laica e moderata egiziana Mohamed El Baradei si è detto fortemente preoccupato per questi scontri, ribadendo nel contempo che il presidente egiziano se ne deve andare prima che ci sia un bagno di sangue. L’ex capo dell’Aiea ha bollato gli scontri come: “Un atto criminale compiuto da un regime criminale”. La tv di stato egiziana, mentre da un lato ha palesemente ignorato le manifestazioni anti Mubarak dall’altro ha riferito di sostenitori del presidente che si sono radunati al Cairo mostrando anche le immagini di un corteo. In verità è da ieri che manifestazioni pro Mubarak hanno preso vita al Cairo.

 

Si è trattato di piccoli cortei con non più di 600 persone. Oggi però, c’è stata l’evoluzione. Una gran folla di persone si è riversata in strada a sostegno del governo radunandosi davanti alla sede della Tv di Stato. Una fatto inaspettato quanto anomalo. La spiegazione è però subito giunta. In mattinata nella capitale egiziana sono comparsi cartelli che invitano gli egiziani a manifestare in sostegno del presidente Mubarak per 25 ghinee, circa 3,5 euro. Nel cartello veniva dato appuntamento davanti alla stazione della Tv di Stato dove si sarebbe ottenuto il compenso e si sarebbero ricevute le indicazioni organizzative. A rivelarlo l’inviata al Cairo di ‘Terra’, Annalena Di Giovanni. Nel mentre, sono state organizzate delle squadre di miliziani armate di bastoni e catene. Forse sono stati inseriti anche degli ex detenuti. L’operazione, degna di un regime, aveva di fatto il compito di intimidire i manifestanti anti governativi. Proprio stamani l’esercito egiziano, aveva esortato, attraverso un comunicato letto alla televisione di Stato, i manifestanti anti Mubarak tornare a casa. Questo in virtù del fatto che ormai le autorità avevano recepito le loro richieste ed era dunque giunto il momento per il Paese di recuperare la normalità perduta. I manifestanti però, avevano ignorato questo appello. L’esercito finora si è eretto a ‘garante’ delle manifestazioni di protesta.

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