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Fiducia, decidano le Camere. Senza il Pd non si va da nessuna parte

 

ROMA – Un governo del cambiamento, no a un esecutivo con le destre perché siamo forze politiche troppo distanti, prendetevi un “pezzettino” di una enorme  responsabilità quale quella che mi sta assumendo in una situazione in cui “solo uno insano di mente potrebbe avere la fregola di governare”.

Questo dice Pier Luigi Bersani quando chiede agli esponenti del Movimento Cinque Stelle di far partire il governo, la fiducia che si può ritirare ad ogni momento e si può esprimere in diverse forme. La risposta è negativa, seppur con sfumature diverse fra i due capigruppo, Lombardi e Crimi. Possiamo solo votare provvedimenti con i quali siamo d’accordo. Ma, dicono, nessuna forza politica è credibile, quindi ci proponiamo noi al governo del Paese con i nostri venti punti. La Lombardi, addirittura, con parole di arroganza dice cher loro non abbino bisogno per governare di alcun confronto con le forze sociali. “ Siamo noi-afferma- le forze sociali”. Che  non conosca la Costituzione e che non capisca cosa sia la democrazia, lo avevamo già capito ma che s assuma anche la rappresentanza di grandi organizzazioni sindacali, tanto per citare un caso, senza che nessuno glielo chieda ci sembra un po’ troppo. Ma questa è la situazione e con questa bisogna fare i conti.

Davvero,come dice  Bersani, “ solo un insano di mente…” Ma, nella storia,  si consoli Bersani, di insani di mente  che hanno ottenuto significativi successi ce ne sono. E anche nella letteratura e nella cinematografia sono ricordati. Lo splendido film, Viva la Libertà, racconta di uno “insano” che porta al successo il partito di sinistra che il “sano” gemello” stava portando al disastro. Scherziamo, ovviamente. Ma non troppo. Ora siamo arrivati al passaggio decisivo in cui gli occhi dell’Europa e non solo, dei mercati, sono puntati sul nostro Paese, sul suo futuro. I media si stanno esercitando nei retroscena più reconditi, ognuno ha il suo. C’è chi dice che ormai alcun accordo è possibile, chi parla di trattative segrete, di patti già stabiliti. Se ne potrebbero scrivere pagine e pagine. La situazione a noi pare chiara, perlomeno nei suoi  passaggi essenziali. Bersani più volte ha sottolineato e chiesto la possibilità di presentarsi alle Camere, lì verificare se gli viene data  o meno la fiducia, in dibattito davanti al Paese dove ogni forza è politica deve assumersi la propria responsabilità Ha presentato otto punti,via via sempre più precisati. Hsa indicato anche un percorso per affrontare i problemi i riforma della seconda parte della Costituzione, della riforma elettorale. Insieme alle urgenza di natura economica e sociale ha posto interventi contro la corruzione, il conflitto di interesse, vere e proprie emergenze democratiche. E’ vero che Napolitano ha posto un problema preliminare, un sostegno certo. Ma è altrettanto vero che se Bersani ritiene che il suo tentativo possa avere  ancora possibilità di successo proprio nel confronto aperto  alle Camere è nel sul pieno diritto. Il leder  del Pd  è stato indicato dalle primarie come candidato a governare  il Paese. Il Pd è risultato alle elezioni il primo partito, ha la maggioranza assoluta alla Camera,  quella relativa al Senato. In altri paesi, con leggi elettorali normali e non con la sconcezza del “porcellum” sarebbe già stato insediato presidente del Consiglio. Insomma ci sono tutte  le condizioni, se lo chiede, per affrontare oil dibattito alle Camere Si dice che il Pd, la coalizione di centrosinistra, da soli non hanno la fiducia derl Srenato. E’ vero. Ma lo è ancor di più kil fatto che senza il Pd non si va da nessuna  parte.

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