Identificato un nuovo bersaglio terapeutico che blocca il metabolismo lipidico delle cellule tumorali. Lo studio su Cancer Cell apre la strada a cure più efficaci e meno tossiche
Una scoperta di grande rilievo apre nuove prospettive nella lotta contro il medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. Uno studio internazionale, coordinato dall’Institut Curie di Parigi con la partecipazione dei ricercatori della Sapienza Università di Roma, ha identificato un meccanismo molecolare chiave che regola la crescita tumorale, individuando un possibile bersaglio terapeutico innovativo.
I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Cancer Cell, pongono le basi per lo sviluppo di terapie più mirate, efficaci e con minori effetti collaterali, rispondendo a una delle principali sfide dell’oncologia pediatrica.
Medulloblastoma: una sfida clinica ancora aperta
Il medulloblastoma è un tumore altamente aggressivo, caratterizzato da una marcata eterogeneità biologica, che rende necessarie strategie terapeutiche personalizzate. Le terapie attuali – basate su chirurgia, radioterapia e chemioterapia – garantiscono tassi di sopravvivenza crescenti, ma sono spesso associate a importanti effetti collaterali a lungo termine, soprattutto nei bambini.
In particolare, i sottotipi caratterizzati dall’attivazione dell’oncogene Myc risultano spesso resistenti ai trattamenti standard, rendendo urgente l’identificazione di nuove vulnerabilità molecolari.
Il ruolo chiave del metabolismo lipidico
Analizzando campioni tumorali e dati clinici di circa 400 pazienti pediatrici, una delle coorti più ampie mai studiate a livello internazionale, i ricercatori hanno effettuato una caratterizzazione molecolare completa, esaminando Dna, Rna messaggero, proteine e metaboliti cellulari.
Lo studio ha dimostrato che le cellule tumorali accumulano lipidi sotto forma di gocce lipidiche, utilizzate come riserva energetica essenziale per sostenere la proliferazione e la sopravvivenza.
Nei medulloblastomi con elevata attività di Myc, il semplice blocco della sintesi lipidica non è sufficiente a rallentare la crescita tumorale, poiché le cellule sono in grado di importare lipidi dall’ambiente esterno, compensando il deficit metabolico.
Dgat1: l’enzima che frena la crescita tumorale
La svolta arriva con l’identificazione dell’enzima Dgat1 (diacylglycerol O-acyltransferase 1), coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche intracellulari.
Inibendo Dgat1, i ricercatori sono riusciti a bloccare il meccanismo di adattamento metabolico, ottenendo una significativa riduzione della crescita tumorale e un miglioramento della sopravvivenza nei modelli sperimentali.
Questa scoperta individua una nuova vulnerabilità metabolica nei sottotipi più aggressivi di medulloblastoma, offrendo un bersaglio terapeutico altamente promettente.
Verso terapie più efficaci e meno tossiche
Secondo gli autori, l’inibizione mirata di Dgat1 potrebbe consentire lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche personalizzate, capaci di:
- aumentare l’efficacia dei trattamenti
- ridurre la tossicità
- limitare gli effetti collaterali a lungo termine
- migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti
Un passo fondamentale verso una oncologia pediatrica di precisione, più attenta non solo alla sopravvivenza, ma anche al benessere futuro dei bambini.
Un grande esempio di cooperazione scientifica internazionale
Lo studio è stato coordinato da Olivier Ayrault (Institut Curie) in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, l’Istituto Pasteur Italia – Fondazione Cenci Bolognetti e il Baylor College of Medicine di Houston, insieme ad altri centri di eccellenza internazionali.
I co-primi autori, Flavia Bernardi e Irene Basili, hanno svolto il loro dottorato in Medicina Molecolare presso la Sapienza, lavorando nel laboratorio affiliato Pasteur diretto da Lucia Di Marcotullio, co-autrice dello studio.
Una scoperta che può cambiare il futuro delle cure pediatriche
L’individuazione di Dgat1 come interruttore molecolare in grado di rallentare la crescita del medulloblastoma rappresenta un avanzamento decisivo nella comprensione dei meccanismi biologici alla base di questo tumore.
Un risultato che rafforza il ruolo della ricerca italiana nella scienza internazionale e apre la strada a nuove terapie più sicure ed efficaci per i bambini colpiti da tumori cerebrali.


