Scienza e coaching. Tra resilienza e modalità di pensiero

La mia esperienza nella ricerca scientifica

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Negli ultimi anni ho visto crescere in modo straordinario l’interesse per il coaching professionale, non solo nelle organizzazioni ma anche nell’ambito personale. Sempre più attenzione è stata posta nella misurazione degli effetti del coaching, in studi in cui la domanda risuonava più o meno così: qual è l’effetto misurabile dei processi di coaching sull’individuo rispetto a una determinata dimensione?

Nel 2019 ho fondato, insieme ad alcuni colleghi, il Comitato Scientifico – ICF Italia (International Coaching Federation, chapter Italia), dedicato a misurare l’impatto del coaching sull’individuo nelle organizzazioni, con un approccio rigoroso, metodologico e scientifico.

Come team scientifico abbiamo seguito l’impostazione del progetto e la definizione del framework teorico, guidando le prime fasi di sviluppo della ricerca. Lo studio è stato concluso durante il mio anno di presidenza di ICF Italia, nel 2022, grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori che ha curato l’implementazione empirica, l’analisi dei dati e la stesura scientifica finale.

Coaching concreto e misurabile

Ci siamo chiesti se fosse possibile misurare su basi scientifiche l’impatto del coaching sull’individuo nelle organizzazioni.

Il nostro team decise di concentrarsi su dimensioni concrete e misurabili: la ricerca si focalizzò quindi su come il coaching potesse influire sulla resilienza e sulle modalità cognitive degli individui, in particolare se e come potesse aiutare le persone a bilanciare la capacità di riflettere (assessment) e quella di agire (locomotion), migliorando così sia il benessere personale sia la performance all’interno dell’organizzazione.

Per lo studio, nella fase di misurazione, sono stati coinvolti 176 adulti, suddivisi in due gruppi:

  • Gruppo sperimentale: partecipanti che hanno seguito un percorso di coaching individuale di circa 9 ore distribuite in 4–6 mesi.
  • Gruppo di controllo: partecipanti che hanno ricevuto solo materiale informativo sul coaching.

Tutti i partecipanti hanno compilato strumenti psicometrici validati: la Connor-Davidson Resilience Scale (CD-RISC) e il Regulatory Mode Questionnaire (RMQ), prima e dopo l’intervento.

I risultati sono stati molto chiari:

  • Il gruppo che ha partecipato al coaching ha mostrato un incremento significativo della resilienza (+7,5%) rispetto al gruppo di controllo.
  • Le modalità cognitive dei partecipanti si sono equilibrate meglio tra riflessione e azione, mostrando che il coaching può avere un impatto reale sui processi decisionali e comportamentali.

Questi dati confermano che il coaching non è solo uno strumento motivazionale, ma può essere misurato come intervento strutturato sul funzionamento dell’individuo nelle organizzazioni.

Questa esperienza mi ha permesso di coniugare pratica professionale e rigore scientifico, portando il coaching nel dialogo con il mondo accademico. Credo fortemente che, per contribuire autenticamente al benessere delle persone e delle organizzazioni, il coaching debba essere costantemente valutato e misurato.

Lo studio pilota che abbiamo condotto rafforza l’idea che il coaching possa diventare una pratica matura e credibile, capace di generare impatti concreti sulle persone e sulle organizzazioni.

Per me è stata la conferma che misurare l’efficacia del coaching è fondamentale per far crescere la disciplina in modo serio e sostenibile.

Questa ricerca rappresenta un passaggio importante per la mia professionalità: il tentativo di unire coaching, responsabilità istituzionale e rigore scientifico.

Portare il coaching nel dialogo con la scienza non significa snaturarlo, ma rafforzarne credibilità e maturità, affinché possa davvero servire l’individuo e la collettività.

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