La svolta cinese che preoccupa l’Europa. La competizione globale sulle tecnologie per la transizione energetica entra in una nuova fase
Se negli ultimi anni il confronto tra Cina ed Unione Europea si è concentrato su pannelli solari, auto elettriche e batterie, oggi il baricentro si sta spostando verso l’idrogeno verde e, in particolare, sugli elettrolizzatori. Una dinamica che rischia di ridefinire equilibri industriali, catene del valore e strategie geopolitiche.
Dal dominio dell’elettrico all’accelerazione sull’idrogeno
Nel recente report del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese per la definizione del 15° Piano Quinquennale 2026–2030 emerge un cambio di rotta significativo: minore enfasi sui veicoli elettrici e forte impulso alla produzione di elettrolizzatori per la generazione di idrogeno verde, sostenuta anche da politiche statali.
Questa scelta non è casuale. L’idrogeno rappresenta oggi uno dei pilastri strategici della decarbonizzazione industriale, soprattutto nei settori hard-to-abate. In questo contesto, la capacità produttiva e il controllo delle tecnologie chiave diventano fattori determinanti per la leadership globale.
La risposta europea: limiti e protezionismo selettivo
L’Europa ha reagito rapidamente introducendo restrizioni sulla presenza di componenti cinesi nei sistemi di elettrolisi finanziati con fondi pubblici. Una misura che mira a proteggere la filiera interna, ma che evidenzia al tempo stesso una fragilità strutturale.
Il problema è evidente: su circa 50 elementi coinvolti nella produzione di elettrolizzatori, la Cina copre l’intera catena, mentre l’Italia fatica a presidiare anche solo una decina di componenti chiave. Le criticità riguardano soprattutto materie prime strategiche come nichel e platino, fondamentali per le tecnologie più avanzate.

Tecnologie a confronto: alcalini vs PEM
Non tutti gli elettrolizzatori sono uguali. Le due principali tecnologie oggi disponibili sono:
- Elettrolizzatori alcalini: più economici, ma meno efficienti
- Elettrolizzatori PEM (Proton Exchange Membrane): più efficienti, ma con costi superiori (fino a 2-3 volte)
L’Europa è competitiva proprio sui sistemi PEM, grazie a un know-how tecnologico consolidato. Tuttavia, il costo elevato rappresenta un ostacolo alla diffusione su larga scala, soprattutto in un mercato globale sempre più sensibile al prezzo.
Per comprendere meglio il ruolo strategico dell’idrogeno nella transizione energetica, è consultabile l’approfondimento dell’International Energy Agency.
Il nodo strategico: filiere, investimenti e attrazione industriale
Affidarsi esclusivamente a misure difensive, come limitazioni o dazi, non appare sufficiente per colmare il gap competitivo. Il rischio è quello di rallentare l’innovazione senza costruire una reale autonomia industriale.
La vera sfida è un’altra: attrarre investimenti e capacità produttiva. In questo senso, una strategia pragmatica potrebbe prevedere:
- incentivi fiscali mirati
- sviluppo infrastrutturale
- politiche industriali coordinate a livello europeo
L’obiettivo dovrebbe essere quello di portare i grandi produttori – inclusi quelli cinesi – a localizzare in Europa e in Italia parte della produzione, creando valore sul territorio e rafforzando la filiera.
Una partita aperta tra industria e politica
La transizione energetica non è solo una questione ambientale, ma un terreno di confronto economico e strategico. L’idrogeno verde, con tutta la sua filiera, rappresenta oggi uno dei campi più sensibili.
Per l’Europa e per l’Italia, la sfida è duplice: proteggere il proprio tessuto industriale e, allo stesso tempo, evitare di restare indietro in una corsa globale sempre più veloce. La partita sugli elettrolizzatori è appena iniziata, ma il suo esito potrebbe determinare i nuovi equilibri energetici dei prossimi decenni.



