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Ue. Fermiamo transumanza Parlamento. Ma Parigi si oppone

BRUXELLES  – La  transumanza del Parlamento europeo tra Bruxelles e Strasburgo è uno dei grandi misteri dell’Unione europea: ogni mese l’intero apparato dell’assemblea elettiva europea (736 deputati, più qualche migliaio tra assistenti, funzionari, segretarie, eurocrati, commessi e giornalisti) si trasferisce dalla sede nella capitale belga per tenere i quattro giorni della sessione plenaria nello spettacolare palazzo nell’Alsazia francese.

Periodicamente, da decenni, si alzano voci per fermare quello che appare nella migliore delle ipotesi come un insensato pendolarismo a puro scopo geopolitico. Puntualmente Parigi si oppone all’idea di perdere il  privilegio di ospitare la sede del Parlamento. L’ultimo a lanciare la richiesta di fermare l’avanti e indietro del Parlamento europeo è un gruppo di europarlamentari britannici guidato da Edward McMillan Scott, liberaldemocratico e vicepresidente del Parlamento stesso, che ieri ha reso noto un rapporto sotto il titolo ‘La favola delle due città, in cui sottolinea che il costo finanziario del sistema parlamentare con due sedi è pari a 200 milioni di euro l’anno, quello ambientale è di 19.000 tonnellate di Co2 prodotte per lo spostamento. Nel rapporto è scritto che «se ai parlamentari venisse permesso di scegliere, la maggioranza oggi preferirebbe lavorare solo a Bruxelles e ritiene che non può essere giustificato il costo di mantenere la doppia sede». Citando i risultati di una ricerca compiuta dall’Università di Zurigo che ha intervistato 417 tra parlamentari e funzionari, nel rapporto si afferma che l’88 per cento del personale coinvolto vorrebbe un cambiamento del Tratto della Ue per emetterla con la transumanza. Puntuale oggi è arrivata la levata di scudi francese, firmata da Bernard Valero, portavoce del ministro degli affari esteri. «Abbiamo appreso con sorpresa di una recente iniziativa che rimette in discussione la sede di Strasburgo del Parlamento europeo – ha dichiarato Valero – Un tale passo è certamente di natura personale, ma non per questo è meno deplorevole». E dopo aver ricordato che per farla avanzare sarebbe una necessaria una modifica, approvata dalla (impossibile da raggiungere) unanimità degli Stati membri, del Trattato, Valero ha affermato che «tale inziativa non impegna in nessun modo il Parlamento europeo in quanto tale, e certamente non il suo presidente Jerzy Buzek». Lunedì comincerà, a Strasburgo, la sessione plenaria di febbraio, la seconda dell’anno. I bauli con i documenti cartacei, sono già chiusi e pronti per il trasporto.

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