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I giovani di Confindustria. Senza risposte alla crisi la prospettiva è la rivolta

ROMA – Senza prospettive per il futuro -l’unica prospettiva diventa la rivolta. Le istituzioni democratiche vengono contestate e possono arrivare alla dissoluzione, quando non riescono a dare risposte concrete ai bisogni economici e sociali”. “Chi ha la responsabilità di Governo non è chiamato a ripetere quello che già si fa o a farlo un po’ meglio, ma a compiere quanto al momento nessuno fa”.

I giovani di Confindustria  invitano pertanto il nuovo governo “a dare un progetto  concreto di futuro, a disegnare l’Italia che sarà tra 10 anni”. “La capacità di visione per un leader è essenziale” dice ancora Morelli: “Non un governo che faccia miracoli ma che agisca sulla competitività del Paese. Miracoli no, statisti sì”. Sono questi passaggi più significativi dell’intervento del  presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, in  apertura del convegno annuale di Santa Margherita.  E’un grido di allarme che si muove nel solco delle prese di posizione del presidente3 di Confindustria che sempre più si rivolge al governo con toni drammatici, pressanti. La parola preferita da Squinzi è “ baratro”. Le risposte del governo sono evanescenti, talora polemiche. “\Eccessiva drammatizzazione”” dicono alcuni mi nistri e fanno coro economisti noti per il loro ottimismo, che non ha alcuna ragione di essere. Anche nei confronti dei sindacati, pur in presenza di una mobilitazione  che va crescendo in tutto il Paese in preparazione della manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 22 giugno, delle proposte che Cgil, Cisl, Uil hanno avanzato il governo mostra scarsa attenzione. In una situazione di emergenza nella quale ci troviamo il rapporto ravvicinato con le forze sociali è essenziale.

Letta e Alfano chiamati in causa per la mancata riforma elettorale

 

L’intervento del presidente dei giovani imprenditori è duro e molto polemico nei confronti del governo. E chiamano in causa in prima persona il presidente e il vicepresidente del Consiglio. Dallo stesso palco di Santa Margherita, ricorda Morelli , un anno fa,Enrico Letta “ aveva promesso una nuova legge elettorale in poche settimane, una proposta sposata da Alfano nel suo intervento dal solito palco. “  Nulla è< cambiato- prosegue-.  a oggi  nessuno ha potuto, o meglio voluto cambiare la legge elettorale. Gli elettori sono stati chiamati di nuovo a ratificare anziché a scegliere”. Mette il dito sulla piaga perché leggendo e rileggendo il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri  per quanto riguarda il percorso delle riforme costituzionali si capisce solo una cosa: sarà un cammino tortuoso,  con un intreccio fra “ esperti” e “ parlamentari”, più di ottanta  persone impegnati a discutere, confrontarsi sulla trasformazione della nostra Repubblica da parlamentare a presidenziale. Perché questo è l’obiettivo, grave, molto grave. La legge elettorale diventa un accessorio,il conflitto di interessi , viene detto esplicitamente, è cosa che non riguarda ne gli esperti, nei i parlamentari. Non è a caso che Berlusconi batta ogni giorno la gran cassa annunciando , come se nessuno<lo avesse ancora capito, che lui sarà il nuovo Capo dello Stato. Non solo, sollecita  Letta a fare la voce grossa nei confronti della  Unione europea, la Germania in primo luogo, facendo perfino balenare l’ipotesi di una uscita dall’euro. Proprio lui che, da presidente del Consiglio, accettò  i diktat, li sollecitò addirittura, della Ue perché non sapeva più come affrontare la situazione disastrosa in cui il suo governo aveva cacciato il Paese. E di fronte a una situazione economica e sociale al limite della  sopportablità,  quello di cui si discute.a tutto campo, ad ogni ora del giorno e della notte, fra le forze politiche è semipresidenzialismo sì o no. Insieme  l’abolizione dell’Imu perché Berlusconi lo ha promesso in campagna elettorale.

Più che l’Imu la priorità è il livello di tassazione su lavoro e imprese 

 “ Più che l’Imu- dice Morelli-la priorità dovrebbe essere “il livello di tassazione su lavoro e imprese, un giro di vite sull’evasione fiscale. 120 miliardi di evasione fiscale sono una ferita.”, Il leader dei giovani industriali propone qu l’introduzione di un reddito minimo a tempo per chi perde il lavoro. “Mentre tutta l’Europa è costretta a fare i conti con 3,8 milioni di posti di lavoro persi e con un crollo della produzione industriale del 12%, l’Italia è attraversata dalle disuguaglianze sociali – sottolinea Morelli-  solo l’8,5% dei figli di operai diventa imprenditore, dirigente o libero professionista. E’ inaccettabile”. E “tra le fonti principali di disuguaglianza c’è la disoccupazione”. Il problema, continua il presidente dei giovani imprenditori “ è che mentre il mercato del lavoro si è trasformato, i mezzi con cui rispondiamo alle criticità sono rimasti indietro, legati esclusivamente alla prestazione svolta con l’impresa”. Per questo “è necessario uno strumento universale e flessibile. Non un sussidio a pioggia del reddito di cittadinanza, ma una sorta di reddito minimo a tempo, condizionato all’attività di ricerca di lavoro e alla formazione professionale. Perché i giovani sono i primi a soffrirne l’assenza. I giovani e le donne, che nella disuguaglianza rimangono ai margini”. Infine Morelli ricorda gli imprenditori che si sono suicidati “Oggi l’imprenditore- dice- è solo quando deve chiudere la propria azienda. Solo quando deve comunicare ai propri dipendenti il licenziamento. Solo quando si trova davanti alle ipoteche sulla casa. Troppi imprenditori sono stati soli quando hanno deciso di finirla con tutto”.
 

 

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