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Egitto. Scontri tra sostenitori e oppositori di Morsi. 37 morti. Ucciso sacerdote copto

IL CAIRO  – Almeno 37 persone sono morte e oltre un migliaio sono rimaste ferite nelle ultime 24 ore nelle violenze scoppiate in Egitto fra sostenitori ed oppositori del deposto presidente Moahmmed Morsi; nella penisola del Sinai gli estremisti islamici hanno preso di mira esercito e polizia, uccidendo cinque agenti e un militare, oltre ad un sacerdote copto.

Al Cairo quattro militanti dei Fratelli Musulmani sono morti in uno scontro a fuoco con l’esercito nei pressi della sede della Guardia Nazionale Repubblicana; successivamente, i manifestanti islamici hanno marciato verso la sede della televisione di Stato incrociando nelle vicinanze di piazza Tahrir i sostenitori dell’opposizione: almeno due persone hanno perso la vita nelle violenze prima che i blindati dell’esercito intervenissero per separare le due fazioni.
 Ad Alessandria le violenze hanno provocato almeno 12 morti e  oltre 400 feriti, secondo quanto reso noto dall’agenzia ufficiale egiziana, la Mena. Nella penisola del Sinai gli estremisti islamici – che avevano minacciato rappresaglie dopo la destituzione di Morsi da parte delle forze armate – hanno attaccato numerose postazioni dell’esercito e alcuni edifici governativi tra cui la sede del governatorato del Sinai settentrionale, dove hanno issato la loro bandiera.

Sul fronte politico, il Partito della Libertà e della Giustizia – braccio politico dei Fratelli Musulmani – ha lanciato un appello per continuare la mobilitazione di protesta: «Il movimento afferma che resterà con tutti i suoi membri e simpatizzanti a fianco delle folle nelle piazze egiziane, fino a che presidente Mohammed Morsi non sarà reintegrato nelle sue funzioni», si legge in un comunicato diffuso questa notte dal partito islamico, che sottolinea il carattere «pacifico» delle manifestazioni di protesta.
 Nella notte la sicurezza egiziana ha arrestato Khairat al-Shater, numero due dei Fratelli Musulmani, indagato per un presunto reato di incitamento all’omicidio di alcuni manifestanti che avevano assalito una sede dell’organizzazione islamica; le indagini riguardano anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie – il cui arresto era stato annunciato giovedì scorso dalla sicurezza egiziana e successivamente smentito dall’organizzazione – e altri alti dirigenti del movimento islamico fra cui l’ex leader Mehdi Arkef.
Infine, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha messo in guardia l’Egitto dal praticare una politica di «rappresaglia» o l’esclusione di un partito o di una comunità dalla vita politica: «I dirigenti politici egiziani hanno la responsabilità di dimostrare a parole e a fatti il loro attaccamento al dialogo pacifico e democratico che prenda in considerazione tutti gli elettori del Paese, comprese le donne» ha concluso il Segretario, avvertendo che ogni soluzione dovrà «rispettare al diversità delle opinioni politiche».

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