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Papa Francesco, un uomo

ROMA – Del viaggio in Brasile di Papa Francesco si è parlato tanto in Italia e nel mondo. Le dirette televisive hanno mostrato ogni suo gesto, ogni sua espressione e le facce felici di quei milioni di persone giovani e meno giovani, religiosi e non, che partecipavano a questa festa piena di emozioni, di luci, di pietà umana, di dolcezza, di dolore, di comprensione per gli altri, soprattutto per coloro che hanno poco, o niente.

Io credo che vivere tra le persone, cogliere i loro problemi, abbracciare continuamente i poveri, che ormai a Oriente e Occidente stanno aumentando in modo esponenziale, sia uno dei pensieri costanti di Francesco, faccia parte della sua natura e missione.
Questo viaggio che ha seguito quello più breve a Lampedusa, è diretto soprattutto a chi non ha niente, ed è degno di una sorte non migliore ma giusta.
Infatti è proprio il senso di giustizia a provenire da ogni suo atto ed espressione.
La giustizia non è qualcosa che avviene per legge o nei tribunali, la giustizia deve essere non sopra di noi come quasi sempre avviene, ma una serena compagna, una fiduciosa amica del nostro percorso terreno.
Credo sia proprio tale concetto che Papa Francesco comunichi nelle sue omelie,  e la settimana ne è stata la prima forte dimostrazione. Sono convinto che lui stia recuperando al cattolicesimo molti che se ne erano allontanati, scossi dagli scandali della curia, delle pratiche oscure e poco commendevoli dello Ior, ma soprattutto per un senso di lontananza e di estraneità che la gerarchia negli anni aveva comunicato attraverso comportamenti troppo spesso ambigui e anche vili.
Nonostante gli sforzi degli ultimi Papi la chiesa era sempre più distante dai suoi fedeli più importanti, quelli del messaggio di Gesù: gli storpi, i ciechi, gli assetati, i diseredati, i bisognosi di tutto, gli anziani, i malati e potrei continuare.
All’improvviso tutto è cambiato, ma nella storia io sono convinto che il caso non esista e in pochi mesi la Chiesa sta aprendo le braccia a chi ne ha davvero bisogno e non a chi la usa per sordidi motivi.
Un fatto che mi ha colpito vedendo Francesco nelle strade di Rio, e lo considero una fortissima testimonianza di fede, è stato il lancio di oggetti non contundenti verso di lui, magliette, sciarpe, fazzoletti. Mi ha ricordato ciò che accade al Santo Sepolcro alla Pietra Della deposizione che si trova sotto il Golgota e sopra la quale venne posto il Redentore. Sappiamo benissimo che la pietra non è l’originale, quella che c’è  in questo momento credo non abbia più di 150 anni, ma su quella pietra i pellegrini posano magliette, fazzoletti, cappelli, rosari, perché sono convinti che il ricordo del corpo di Gesù offra benessere, serenità.
Sembra un atto pagano e invece io lo considero un gesto di fede e di amore perché nasce dal cuore, lontano da ogni superstizione, con il candore dell’amore assoluto per Gesù. E’ lo stesso atto di fede che ha compiuto la gente di Rio nei confronti di Francesco quasi che un loro oggetto da lui sfiorato diventasse un fattore di bontà, di serenità, ma ripeto fuori da ogni superstizione.
Anche l’ultima battuta pronunciata durante il ritorno in Italia, “Chi sono io per giudicare un gay”? è la dimostrazione forte di quanto Francesco sia autenticamente religioso. Sarebbe banale affibbiargli la qualifica di “Pontefice aperto”, sarebbe riduttivo e offensivo.
Francesco ha mostrato ciò che deve fare il pastore dei pastori né più né meno: spalancare le braccia e offrire a chi non ha niente tutto l’amore possibile.
Posso dire laicamente che in realtà si comporta come dovrebbe comportarsi un Papa.

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