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Cairo, i manifestanti pro Morsi sfidano il Paese. L’Egitto rischia una carneficina

IL CAIRO – Migliaia di sostenitori del  presidente deposto Mohamed Morsi continuano a protestare al Cairo, nonostante gli avvertimenti dei militari, che minacciano di vietare qualsiasi forma di manifestazione.

Nel frattempo, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon si è detto profondamente preoccupato per la crisi e ha invitato tutte le parti affinchè si lavori per riprendere un dialogo. Ma al momento sembra che nessuno delle parti in causa, sostenitori e oppositori di Morsi,  non abbiano l’intenzione di raggiungere un compromesso per sbloccare questa situazione di stallo che si è venuta a creare.

Insomma il processo per risanare la situazione politica e sociale del paese sembra ancora lontano. La rimozione di Morsi, grazie a un colpo di Stato dopo settimane di proteste anti-governative,  sembrava potesse dare quell’impulso positivo per un nuovo inizio. Invece, finora non è stato così, anche perchè le proteste al Cairo stanno continuando in un’escalation che rischia di portare a nuove violenze. “Continueremo a manifestare fino a quando l’Egitto tornerà ad essere un paese democratico”. hanno detto i manifestanti pro-Morsi, 28 dei quali sono rimasti feriti nelle manifestazioni di venerdì e sabato. Dalle ultime notizie sembra che almeno 100 lealisti di Morsi siano rimasti uccisi.
Come ha riferito il ministro Emma Bonino, l’Egitto rischia di conoscere un «bagno di sangue».  «La situazione -ha spiegato il ministro- è quella di una attesa molto nervosa. Non si sa bene come si svolgeranno le prossime ore, di fronte a manifestazioni, quasi accampamenti, organizzate dai Fratelli Musulmani, e a dichiarazioni dell’esercito di voler sgomberare queste manifestazioni». «Sgomberare queste piazze, per come sono organizzate, vuol dire usare mezzi militari anche pesanti, e il rischio di un bagno di sangue è chiaro», ha detto Bonino. «Ma davvero -ha proseguito il capo della Farnesina- non c’è stato verso di conciliare le richieste dei due fronti opposti. Quel che verrà nelle prossime ore è legato ad un filo, magari ad ultimi contatti in corso, di cui abbiamo per ora solo voci. Le diplomazie internazionali hanno pensato davvero tutto, dalle informazioni che io ho. Ho parlato recentemente con il ministro Westerwelle (della Germania, ndr) e con il ministro degli esteri olandese. Ma davvero la conciliazione tra i due fronti sembra molto difficile. La nostra presenza continua, ma per ora non ho motivo di credere che un qualche compromesso sia stato trovato».

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