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La crisi euro ha fatto risparmiare 40 miliardi alla Germania

ROMA – In questi anni di profonda crisi dell’euro, la Germania complessivamente non ci ha rimesso. Anzi ci ha guadagnato e non poco. Non c’è lo dice uno dei tanti analisti europei con il dente avvelenato per le troppe polemiche tedesche sull’utilizzo delle loro finanze per salvare altri Paesi europei in deficit e con elevato debito pubblico.

E’ direttamente il ministero delle Finanze di Berlino a fornire dati precisi e incontrovertibili. Secondo il settimanale Der Spiegel, il governo tedesco, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, ha dichiarato che, calcolando costi e benefici, al netto avrebbe speso la modica cifra di 599 milioni per sostenere il sistema dell’euro!

Secondo il ministero delle Finanze però, dal 2010 al 2014 la Germania risparmierà ben 40,9 miliardi di euro, solo per minori pagamenti di interesse sui suoi titoli di Stato. Questo è il risultato di una forte domanda di obbligazioni tedesche, dagli investitori ritenute titoli sicuri e rifugio nella crisi generalizzata dei debiti pubblici europei. Di conseguenza il tasso di interesse di tutte le nuove obbligazioni emesse in Germania è sceso di circa un punto percentuale. La combinazione del risparmio sui tassi di interesse e dell’aumento degli introiti fiscali nazionali generati da una economia in crescita ha fatto anche scendere il livello del nuovo debito pubblico tanto che per il periodo 2010-12 la riduzione è stata di 73 miliardi di euro.

Un altro importante effetto favorevole per la Germania è stata la progressiva trasformazione del proprio debito pubblico da breve a più lunga scadenza. Nel 2009 le obbligazioni con scadenza inferiore ai tre anni erano il 71% del totale. Nel 2012 sono scese al 51%. Ciò ha un naturale ed enorme effetto stabilizzante sulle finanze di un qualsiasi Paese. Questi risultati certamente non sono una “colpa” ma un merito e un vanto per l’economia tedesca.

La Germania ha un’economia all’avanguardia nelle nuove tecnologie. E’ presente come “sistema-Paese” sui mercati internazionali e nei grandi progetti infrastrutturali e di sviluppo in tutti i continenti. E’ da tempo seriamente impegnata nella promozione dell’apprendistato e dell’occupazione giovanile ma anche nella tutela dei lavoratori che perdono il posto o che necessitano di una riqualificazione professionale.

Detto ciò però non è accettabile la retorica di chi continua a sentirsi defraudato da Paesi che vivrebbero al di sopra delle loro possibilità. Non si può pretendere di portare Stati e popolazioni in crisi fino alla disperazione con l’imposizione di politiche di solo rigore.

Si ricordi che, del resto, molti miliardi stanziati per aiutare l’Irlanda, la Grecia o la Spagna sono serviti a coprire i buchi di banche europee, anche di quelle tedesche, detentrici di titoli di debito dei Paesi “aiutati”.

La persistente depressione economica in molti Paesi dell’Europa e la crescente instabilità politica e sociale metterebbero in discussione l’intero processo di unità europea con inevitabili ripercussioni negative anche per i Paesi con economie più solide, come la Germania. Perciò servirebbe invece promuovere una grande visione europea e una serie di azioni comuni per superare le attuali difficoltà.

Le sfide certamente non sono poche ne vanno ignorati i rischi ancora persistenti di altre crisi finanziarie globali.

La Bundesbank di recente ha affermato che potrebbe rivedere la politica di tassi di interesse vicino allo zero. Certo ciò ha una ragione anche interna in quanto, se lo Stato ha risparmiato sugli interessi, i risparmiatori tedeschi ricevono tassi negativi, al netto dell’inflazione. Ciò potrebbe determinare destabilizzanti cambiamenti nelle loro decisioni finanziarie. La Banca centrale tedesca si sta inoltre opponendo alla politica del “quantitative easing” della Federal Reserve di immettere sempre più liquidità e a tassi bassissimi nel sistema. E’ da tempo che la Fed cerca di spingere anche la Bce sulla stessa strada.

Noi riteniamo che si tratti di una politica monetaria pericolosa in quanto fomenta vecchi comportamenti, rischiosi e speculativi, e si creano le condizioni per fiammate inflazionistiche. In conclusione, il nodo, ancora una volta, è squisitamente politico: l’Europa deve operare con un’unica voce per una vera riforma del sistema finanziario ed economico internazionale e per le politiche economiche interne.

*Sottosegretario all’Economia del governo Prodi  **Economista

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