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Stefano Cucchi. Per i giudici morto di malnutrizione

ROMA – Stefano Cucchi, arrestato per droga e deceduto sette giorni dopo in un ospedale romano, è morto di malnutrizione.

Lo scrivono i giudici che hanno condannato per la morte del giovane i medici del “Pertini” che lo presero in carico ma non individuarono la patologia, mettendo in atto condotte “contrassegnate da imperizia, imprudenza e negligenza” per l’omissione della corretta diagnosi. Per 5 dei 6 imputati, la condanna per il reato di omicidio colposo, più grave di quello, prospettato dai Pm, di abbandono di persona incapace.

Secondo i magistrati, che oggi hanno depositato il documento di 170 pagine,  vale quanto accertato dai periti: «La sindrome di inanizione è in grado di fornire una spiegazione dell’elemento più appariscente e singolare del caso in esame e cioè l’impressionante dimagrimento cui è andato incontro Cucchi nel corso del suo ricovero» nel padiglione carcerario dell’ospedale Sandro Pertini.

Cucchi morì il 22 ottobre ad una settimana dal suo arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo la corte non sono convincenti – spiegano – le conclusioni dei consulenti tecnici della parte civile per cui il decesso «si sarebbe verificato a causa delle lesioni vertebrali che, interessando terminazioni nervose, avrebbero dato origine ad una sintomatologia dolorosa e che, unitamente ad una ‘vescica neurologicà, avrebbero ingenerato, con riflesso vagale, l’aritmia cardiaca» che si sarebbe a sua volta inserita causalmente nel determinismo della morte. Anche questa tesi – spiegano i giudici – presta il fianco all’insuperabile rilievo che non vi è prova scientifico fattuale che le lesioni vertebrali in questione abbiano interessato terminazioni nervose«.

Per i giudici della corte d’assise «ritenere che la ‘sindrome da inanizionè fosse una patologia di difficile individuazione da parte dei sanitari della struttura protetta (dell’ospedale Pertini) è contraddetto dalla circostanza che si trattava di medici che operavano con pazienti detenuti i quali sovente sono del tutto disinteressati alla propria salute e non collaborativi, o addirittura pongono in essere condotte autolesionistiche, come lo ‘sciopero della fame».

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