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Siria. Iran, in caso di attacco reagiremo

ROMA – Si fa sempre più strada l’ipotesi che l’Iran in caso la Siria sia attaccata reagirà militarmente. 

I servizi segreti americani, infatti,  hanno intercettato l’ordine di un funzionario iraniano ai militanti sciiti in Iraq di attaccare obiettivi Usa a Baghdad in caso di intervento militare in Siria. Lo rivela il Wall Street Journal che cita fonti dell’Amministrazione Obama secondo cui l’ambasciata Usa in Iraq sarebbe tra i possibili obiettivi.  Il messaggio risale agli ultimi giorni e sarebbe partito dal generale Qassem Suleimani, comandante della cosiddetta Niru-ye Quds (Forza Gerusalemme). Si tratta di un’unità speciale dei Guardiani della Rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e che risponde direttamente alla Guida Suprema della repubblica islamica, Ali Khamenei.  La notizia, che non è stata commentata da fonti ufficiali Usa, è uscita nelle stesse ore in cui il Dipartimento di Stato americano invitava i cittadini americani a evitare viaggi in Iraq se non «essenziali».

 

Attacco chimico

Nel frattempo sull’attacco chimico i ministri della Difesa europei hanno concordato oggi a Vilnius sul fatto che delle armi chimiche sono state utilizzate il 21 agosto in Siria e che «numerosi indizi» ne rendono Damasco responsabile.  «Tutti i ministri hanno denunciato l’utilizzo di armi chimiche e il fatto che coloro che le hanno utilizzate devono assumersene la responsabilità», ha dichiarato alla stampa Juozas Olekas, ministro della Difesa lituano, il cui Paese attualmente detiene la presidenza di turno dell’Unione europea.   «Numerosi indizi ci consentono di concludere che le armi chimiche sono state utilizzate dal regime» di Bashar al Assad, ha aggiunto.  «Non c’è una risposta univoca alla situazione in Siria ed è per questo che abbiamo espresso delle opinioni differenti», ha sottolineato davanti alla stampa Olekas, interpellato sulle divergenze fra Europei.  

Dopo i ministri della Difesa, quelli degli Esteri dei 28 si riuniranno nel pomeriggio a Vilnius per tentare di trovare una posizione comune sulla risposta all’attacco chimico siriano. Una dichiarazione è attesa da parte del capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, per domani al termine della riunione, alla quale è stato invitato anche il segretario di Stato americano John Kerry. Secondo quanto riferito da un diplomatico europeo in condizione di anonimato, le prove presentate negli ultimi giorni dai servizi di diversi Paesi hanno convinto gli Europei della responsabilità di Damasco. «I soli interrogativi che restano sono: la decisione è stata presa da Assad o ad un livello militare?», ha sottolineato. 

Quanto all’intervento militare sostenuto dagli Stati Uniti, i ministri di «Francia e Danimarca hanno chiaramente manifestato il loro appoggio mentre altri Paesi come l’Italia e la Spagna mantengono un atteggiamento di prudenza», ha ricordato. «Ma nessuno ministro – ha tenuto a sottolineare il diplomatico – ha detto che il suo Paese condannerà una eventuale azione armata».  

Riuniti da ieri a San Pietroburgo, i leader dei Paesi del G20, Stati Uniti e Russia in testa, non hanno potuto che constatare le loro divergenze sull’argomento.

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