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Venezia 70. Che strano chiamarsi Federico, un film felliniano tra la realtà e il sogno

VENEZIA (nostro inviato) – Dieci minuti di applausi per il Presidente Giorgio Napolitano in Sala Grande a Venezia 70, prima dell’inizio dell’anteprima del film-documentario, di Ettore Scola, fuori concorso alla Mostra del Cinema.

 Che strano chiamarsi Federico  e dieci minuti al termine della proiezione per il celebre regista,tornato dopo dieci anni  di assenza dietro la macchina da presa, per omaggiare Federico Fellini in  occasione del ventennale della morte. (31 Ottobre). C’è stato un grande legame di amicizia tra due maestri del nostro cinema, legati anche dalla comune passione per la pittura.  L’amico Ettore ha voluto farlo rivivere e ricordarlo in un film ironico, vitale, emozionante e molto commovente per tutti, ma soprattutto per coloro, come ha raccontato ieri in conferenza stampa, che l’hanno conosciuto e condiviso con lui sogni e frammenti di vita.  Scola racconta Fellini negli anni di Marc Aurelio, la celebre rivista satirica, che fu  anche teatro dell’incontro tra il regista riminese e il regista campano, che si trovavano nella redazione romana, con i loro bozzetti sottobraccio, insieme ad altri  grandi del nostro cinema  da Steno, a Maccari, a Marchesi,  a Vanzina , che  lì si incontravano  per scambiarsi  le loro idee e riflessioni.  Il lungometraggio è guidato dalla voce di un narratore (Vittorio Viviani), che ci racconta momenti dell’amicizia dei due registi. Nella prima parte del film immagini in bianco e nero con i giovani Federico ed Ettore, nella seconda parte i due registi entrati nella maturità e poi i provini di Alberto Sordi, Anna Magnani, Ugo Tognazzi e Vittorio Gasmann ,  i racconti del vagabondare  dei due amici di notte nelle strade e piazze di Roma amata da Federico come una madre e ancora  interviste,  incursioni a Cinecittà sui set dei film e spezzoni di film , fino  al suo funerale, l’ultimo saluto , con la gente di Roma, che per tre giorni passò a salutarlo nella camera ardente, a  un grande artista  a “ quel Grande Pinocchio” come ricorda Scola” che per fortuna non è mai diventato un bambino perbene”.  Che strano chiamarsi Federico è Un album di ricordi in un’atmosfera tra sogno e realtà, come tutti i ricordi qualcuno è offuscato e sbiadito andava ricostruito e arzigogolato e si sono occupate nella sceneggiatura Paola e Silvia Scola, che hanno fatto una ricostruzione  narrativa e documentale. Attori nel  film anche i cinque nipoti del regista Pietro, Marco , Tommaso che fa Fellini giovane Giacomo che fa me da giovane e Anita”.   A chi vedendo il film sono venuti gli occhi lucidi Scola dice”Federico era una persona molto allegra e molto autoironica, forse ognuno si commuove per se stesso, un film visto magari in occasioni tristi personali“ Bisogna piangere per chi non lascia traccia” prosegue Scola “ Federico certo non fa piangere ….” “ Infatti lui amava ricordare che la vita è come una festa e allora perché non va ricordata come tale guardando i suoi film” prosegue il regista”. “ Qualcuno l’aveva accusato di essere maschilista, ma lui amava la donna, la definiva”un pianeta sconosciuto” e mai nessuno ha guardato ad essa con tanta tenerezza, non escludendo certo le gambe”. Fellini infatti lo ricordiamo come una combinazione di passione e ragione, anima e corpo” . Ricordi ed emozioni alcuni reali e altri poi trasformati e ricreati  in un’atmosfera evanescente e onirica felliniana, che fanno evadere e fuggire dal “male di vivere” lo spettatore  e lo accolgono nella fantasia e nel sogno.. Il film sarà nelle sale dal 12 settembre.

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