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La crisi economica, la Siria e il doping consegnano le olimpiadi 2020 a Tokyo

TOKYO – Le olimpiadi in programma alla fine di questa decade parleranno asiatico. Dopo quelle invernali sudcoreane di Pyeongchang nel 2018 sarà Tokyo ad ospitare quelle estive. Il Sol levante la spunta su Istanbul e su Madrid nella scelta della Commissione Internazionale dei giochi olimpici riunitasi a Buenos Aires. “La certezza è stato il fattore più importante” ha dichiarato Craig Reddie, capo della IOC nel celebrare la vittoria nipponica sulla rivali mediterranee. “In questi tempi incerti, occorre dare a questi Giochi la possibilità di esser consegnati” sono state le parole del trionfante Masato Mizuno, capo esecutivo della candidatura di Tokyo 2020.

Era dal 1964 che i giochi con i cinque cerchi rappresentanti i cinque continenti non prendevano sede in Giappone. In quella occasione fu una catapulta che reintrodusse il Giappone all’interno del contesto internazionale mentre il popolo cercava di rialzarsi dalle fatiche della Seconda Guerra Mondiale.

Certamente gli scenari non incoraggiante provenienti da Fukushima hanno gettato una piccola ombra sul successo, ma secondo quanto si apprende il rischio è stato calcolato, visto che certamente quella asiatica rimane una regione più sicura rispetto a quella turca e certamente più a riparo dalle crisi economiche dell’Europa dell’Euro rappresentata dalla Spagna.

Sono felice di condividere queste emozioni con il popolo giapponese” è stato il commento di un raggiante Shinzo Abe, primo ministro conservatore. La stessa reazione, avvenuta alle 5 del mattino ora locale, è stata dei 2000 che hanno calcato il palazzo olimpionico dove nella precedenza esperienza olimpica capitolina le ragazze del volley ottennero una medaglia d’oro.

Meno raggiante il commento della seconda classificata, Istanbul che nel ballottaggio con Tokyo è stata stracciata 36 voti contro 60. “Come in ogni competizione sportiva occorre rispettare il verdetto” è stato il commento del capo della candidatura di Istanbul 2020 Hasan Arat, che ha anche ammesso come i tumulti provenienti dalla vicinia Siria e dal resto della regione abbia falcidiato la candidatura. Più polemico, invece, il premier turco, che nel ribadire di voler nuovamente provare a portare i giochi olimpici in Turchia ha manifestato il suo malcontento. “L’unica cosa che mi è dispiaciuta è che i giochi sono tornati in una città che già aveva ospitato i giochi. Istanbul poteva essere un altro tipo di città. Dove differenti culture si mescolano assieme a civiltà che uniscono Europa e Asia”.

La “Pesadilla” o l’incubo per dirlo con parole italiche, con cui si è svegliata Madrid è certamente una doccia d’acqua fredda. La terza consecutiva. Madrid si è svegliata terza nelle scelte del comitato olimpico, più indietro rispetto alla presentazione turca, che rispecchiava certamente la crescita economica che sta attraversando, e dietro anche alla grande favorita Tokyo, il più costoso dei progetti. Forte di una potenza economica e di una capacità di autofinanziamento che ha fortemente sfavorito i nostri cugini. Certo la distanza tra la capitale turca e quella spagnola si è vista poco nei numeri: 49 a 45. Ma quella con Tokyo è stata abissale. Se dal punto di vista economico un simile gap era preventivabile, dal punto di vista della “tolleranza zero” al doping, è scottata molto di più in un popolo che ha fatto del dominio sui vari fronti sportivi un “oppio” in tempi di crisi. Pesantissima l’ombra dell’ “Operacion Puerto” sul blasone sportivo spagnolo. E dire che anche Istanbul ha avuto recenti problemi di doping, solo 32 negli ultimi mesi. Ma certamente il ruolo di Eufemiano Fuentes in quella che è stato il più grande scandalo sportivo spagnolo degli ultimi anni è stato un vero sbeffeggiamento per la candidatura di Madrid, visto che l’omissione di questi particolari durante la presentazione del progetto è stata prontamente raggirata con domande ad hoc poste dalla commissione olimpica. D’altro canto, nel successo di Tokyo c’è anche da rimarcare il fatto che nessuno degli atleti giapponesi è finito imbrigliato nella rete dei controlli antidoping. Anche questo c’è dietro alla certezza di Tokyo 2020 nel cartello sollevato da Jacque Rogge quando decretava chi avrebbe ospitato le olimpiadi. Con buona pace di chi crede che dietro a questa deblacle ci sia lo zampino di Parigi, la più seria candidata ad ospitare le olimpiadi del 2024 (che dovrebbero tornare in Europa). Per usare le parole di Rajoy nel giudicare questa sconfitta: è come lo sport “una volta si perde, e una volta si vince”. Non c’è solo il “problema economico” come detto da Francisco Blázquez, il presidente della federazione spagnola della pallacanestro a concretizzare l’incubo per Madrid.  

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