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Telecom. Il governo può e deve muoversi subito

Da tempo gruppi industriali e della moda italiani sono preda di iniziative di gruppi di altri paesi. E’ il mercato, si dice. Fino a un certo punto perché in realtà non esiste una vera reciprocità, perfino nell’ambito europeo.

Per di più mentre in altri paesi la crisi è l’occasione per investire e quindi per rafforzarsi sui mercati internazionali, in Italia questo non accade. Al contrario gli investimenti sono ulteriormente calati.

Non risulta infatti che ci siano aziende, gruppi finanziari e banche con la volontà di fare investimenti, scommettere sul futuro. Al contrario c’è chi tira i remi in barca e pensa a godersi i frutti della vendita. La storia delle privatizzazioni italiane è presto detta. Aziende importanti sono state vendute a poco, gestite peggio e nella maggior parte dei casi al solo fine di ricavare il massimo guadagno da smembramenti e dismissioni. Senza alcun riguardo per l’equilibrio economico finanziario della aziende acquistate, che infatti si trovano oggi, dopo essere state spolpate, indebitate in modo insopportabile. 

Una mera operazione di incasso finanziario dei soci italiani

Nel caso Telecom sono proprio entità finanziarie come le Generali e banche italiane importanti come Intesa e Unicredit a vendere le loro azioni di Telco, che controlla Telecom, a Telefonica spagnola. Dalle dichiarazioni del Presidente di Telecom sembra che tutto sia avvenuto lasciando all’oscuro il management che stava cercando di risalire la china. Insomma una mera operazione di incasso finanziario dei principali azionisti italiani. Esattamente il percorso opposto a quello che sarebbe necessario. In assenza di iniziative industriali degne di questo nome anche le banche si ritirano e fanno cassa. 

Per questo anche in Italia, come hanno fatto da tempo altri paesi, dopo una lunghissima gestazione e mille indecisioni erano state individuate alcune modalità per definire quali aziende sono contendibili nel mercato e quali no, perché considerate di interesse nazionale. Questa iniziativa era stata presa sull’onda dell’acquisizione di Parmalat da parte dei francesi di Lactalis che hanno comprato un’azienda risanata con i sacrifici dei lavoratori, degli azionisti e dello Stato in buona parte con i soldi in cassa alla Parmalat stessa. Uno scandalo. 

Le possibilità di intervento da parte del governo

C’è anzitutto la cosiddetta moral suasion che il Governo può esercitare e che in generale pesa pochino, tranne che per l’Alitalia, infatti Berlusconi si impegnò molto e convinse una ventina di sodali a investire nella nuova Alitalia con i risultati fallimentari che sappiamo, tanto che dopo 5 anni è sull’orlo del fallimento. Senza dimenticare che Alitalia è già costata allo Stato 5 miliardi di euro, buttati letteralmente dalla finestra. 

Oltre la moral suasion, che in genere lascia il tempo che trova, sono stati individuati  due strumenti. Il primo è la possibilità della Cassa Depositi e Prestiti di intervenire costruendo uno strumento finanziario adatto ad intervenire nel capitale delle aziende in vendita, anche trascinando altri soggetti.

La golden share per i settori strategici

Il secondo è la golden share per i settori definiti strategici per l’economia nazionale. Il Governo Monti fece approvare la legge ma non ne emanò il decreto attuativo in materia. Nemmeno il Governo Letta ci ha pensato. Farebbe bene a pensarci rapidamente e ad attuare quella normativa, perfino al di là della vicenda Telecom. E’ un atto dovuto e ogni governo dovrebbe sentire il dovere di attuare le leggi tempestivamente. Sappiamo dal senatore  Muchetti, già giornalista del Corriedre. che la spagnola Telefonica potrà intervenire solo tra qualche tempo, quando le autorità di alcuni paesi sudamericani avranno approvato scorpori di compagnie operanti in quei paesi, che il controllo di Telecom porterebbe  a posizioni dominanti. Senza questo passaggio l’intera operazione rischia di non camminare, quindi il Governo – se vuole – può dotarsi di uno strumento che gli consentirebbe di decidere se il settore della telefonia fissa  è o meno strategico e se la rete debba essere a garanzia pubblica (come sembra ovvio) oppure no.

Aprire dei dossier su Telecom e Alitalia

Invece le dichiarazioni del Governo sono al di sotto dei problemi. Ad esempio dire che è un’azienda privata non vuol dire nulla. Certo che lo è, qualunque sia il giudizio sulla privatizzazione della Telecom, ma questo non giustifica alcunché. Ci sono in Europa banche che sono state nazionalizzate e anche Monte Paschi potrebbe finire sotto il controllo pubblico. Quindi?

Non sapevamo, non ci hanno avvertito, non abbiamo strumenti, non abbiamo soldi. E’ una litania di impotenza. Per una volta nell’interesse del paese il Governo apra dei dossier sui casi Alitalia e Telecom e spieghi al paese cosa propone e come intende tutelare gli interessi nazionali che non sono affatto in contrasto con quelli europei.  

Si può capire che ci sia la preoccupazione di non contraddire le porte aperte agli investimenti stranieri, ma affermare interessi nazionali non è affatto in contraddizione, tanto più che Telefonica ha più debiti di Telecom e quindi c’è poco da stare allegri sugli investimenti futuri.

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