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Festival di Roma. Anna Magnani: “A Federì, ma va a dormì!”

ROMA – A 40 anni dalla morte una biografia di Matilde Hochkofler  ricorda Anna Magnani. Il Festival di Roma dedicherà un omaggio alla Magnani, con la mostra “Ritratto di Anna”, con la consulenza di Matilde Hochkofler. Verranno, inoltre, proiettati il quinto episodio restaurato di Siamo donne di Luchino Visconti e Nella città l’inferno di Renato Castellani. Una diva eterna come la città della quale è simbolo.

Palazzo Altieri, uno dei più antichi e più belli  di Roma, si affaccia su piazza del Gesù. Dirimpetto  c’è palazzo Cenci Bolognetti,  più noto come la sede storica di quella  che è stata la Democrazia Cristiana. (Alle spalle  c’è via delle Botteghe Oscure con il moderno palazzo di quello che fu il PCI).  In mezzo, la bellissima chiesa del Gesù che dà il nome alla piazza.

Un triangolo come non ce ne sono al mondo. (Ed è senza dubbio uno scherzo del destino  che a poche decine di metri, sempre in via del Plebiscito, alle spalle di palazzo Venezia  con il suo storico balcone, sorga l’altrettanto storico palazzo di proprietà  del duca Grazioli di Sirignano,  dove  Berlusconi abita in affitto e dove sembra che trascorrerà il suo anno di affidamento ai servizi sociali).

Ed è a palazzo Altieri che Anna Magnani scelse di abitare nei suoi ultimi anni, con il figlio Luca,  facendone un indirizzo romano fra i più noti alle cronache del tempo. L’amore burrascoso con Roberto Rossellini, che le aveva preferito Ingrid Bergman, era finito da tempo, come pure la relazione con l’attore  sex symbol dell’epoca Massimo Serato , che era seguita a pochi anni dal divorzio dal regista  Goffredo Alessandrini. Dopo tanti burrascosi e contrastati amori, Anna Magnani era rimasta sola.

A palazzo Altieri, con ingresso dal grande portone proprio su piazza del Gesù,  Anna Magnani  viveva da sola ricevendo  le visite degli amici e dei colleghi. La sua quotidiana compagnia era il merlo indiano al quale aveva insegnato a parlare italiano. O, meglio, il merlo aveva imparato da solo il romanesco. E quando capitava che qualcuno chiamasse l’attrice dal citofono per chiederle se poteva salire e farle un salutino, Nannarella rispondeva: “Ma certo, sali, mi fai piacere” e dopo aver chiuso il microfono borbottava  sistematicamente : “’Sto rompicoglioni”. Succedeva, così che quando il visitatore ignaro entrava  in casa venisse accolto dal merlo indiano che puntualmente gracchiava “Ecco il rompicoglioni”.

Inutili  le scuse della Magnani, in  breve tutta la Roma cinematografica sapeva del benvenuto che agli ospiti della Magnani dava il suo merlo indiano. Il quale divenne non meno popolare al punto che quando un giorno prese inavvertitamente  il volo da una finestra aperta e sparì nel cielo di Roma,  il grido di dolore di Nannarella fu raccolto dai giornali romani che fecero a gara per ritrovare il fuggiasco.  Per giorni e giorni ne dettero notizia, smascherando i soliti sciacalli che miravano alla lauta ricompensa promessa dall’attrice a chi le avrebbe riportato il merlo, recapitando soprattutto al Messaggero uccelli di tutte le razze. Ma fu tutto inutile. Il merlo della Magnani non fu più ritrovato. E la finestra di palazzo Altieri rimase inutilmente aperta per anni nella speranza di un tardivo ritorno dell’ingrato, esotico  volatile.

In quegli anni, tra i più fecondi del cinema italiano, Federico Fellini non poteva rimanere insensibile al fascino d’attrice di Anna Magnani. E un giorno le chiese di entrare nel cast del suo Roma, un film dal quale una romana de Roma come Nannarella non poteva rimanere esclusa. Ma il regista romagnolo aveva sottovalutato la ritrosia dell’attrice, e si vide arrivare un cortese, ma fermo rifiuto. Insistette, e alla fine la Magnani accettò  ma a condizione di interpretare una sola scena, questa: lei che a tarda sera torna a casa e davanti al portone di palazzo Altieri, alla luce dei  lampioni di piazza del Gesù, incontra Fellini  che l’abborda e, forse, con l’inconfessato proposito di salire con lei in casa per finire la serata in allegria, con la sua vocina sottile le declama uno sproloquio:” Ecco il simbolo della città, un po’ lupa,  un po’ vestale, aristocratica, buffonesca …” . E lei, la Magnani,  infilando la chiave nella toppa del portone  lo gela con un irriverente “A Federì, ma va a dormì, va…” .

Anche questo fu Anna Magnani. 

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