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Teatro Quirino. “La brocca rotta”. Risate senza sosta. Recensione

ROMA – È “La Brocca rotta”, una commedia sugli abusi di potere, l’opera più divertente e riuscita del drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist. Una pièce teatrale ambientata a Huisum, un villaggio olandese poco lontano da Utrecht, che mette in ridicolo i funzionari pubblici dell’amministrazione prussiana dell’Ottocento, corrotti e vessatori della classe contadina. E’ il giudice Adamo a incarnare il prototipo del giudice falso e depravato, che piega la giustizia alle proprie voglie.

Tutto ha inizio con la denuncia sporta da Comare Marta, per la rottura della sua preziosa brocca, un antico cimelio di famiglia, che vorrebbe le fosse risarcita. In aula davanti al giudice Adamo si presentano le parti in causa: la signora Marta e sua figlia Eva e il suo fidanzato, il caporale Ruprecht, accusato di aver compiuto il misfatto. Un dibattimento assai singolare, al quale il pretore si accinge, senza la parrucca di rito e con evidenti ferite alla testa e al piede sinistro, alla presenza dell’ispettore delle Province Unite, venuto da Utrecht appunto per verificare la correttezza dei procedimenti. “Non è niente – si giustifica il giudice – sono caduto questa mattina, mentre mi alzavo dal letto”. Una tesi, che però non sembra convincere a pieno né il suo assistente, il ligio Lume né il consigliere di giustizia.

Durante il dibattimento, l’accusa della signora Marta contro Ruprecht, sospettato di aver rotto nella notte l’antica brocca, inizia a vacillare, grazie alla testimonianza di Eva che scagiona il fidanzato, accusando un altro, senza farne il nome. Racconta la giovane di un uomo infilatosi a forza nella sua camera, per costringerla a “fare certe cose”, interrotto fortuitamente dall’arrivo del suo fidanzato e gettatosi subito dalla finestra per timore di essere riconosciuto. Cala il silenzio in tribunale, tanto è lo stupore per una rivelazione così compromettente per l’onore della ragazza. Decisivo sarà, allora, il ruolo di un altro testimone, la signora Brigida, che riferisce di essersi imbattuta nella notte in una specie di diavolo, calvo e con un pesante piede equino. La descrizione precisa del giudice Adamo. Cala il sospetto sul magistrato, che riporta le stesse ferite inferte da Ruprecht al malintenzionato in fuga da casa della fidanzata.

A intrappolare ineluttabilmente il giudice sarà la sua parrucca, trovata dalla donna incastrata nelle vite sotto il balcone di Eva. E al giudice corrotto non resta che fuggire via dall’aula, per evitare una pesante condanna e la furia collettiva. 

Sublime la performance di Paolo Bonacelli, che si cala magnificamente nei panni del giudice Adamo, che caratterizza con un eloquio sbiascicato e cantilenante, adatto a un furbetto di professione. Memorabile anche l’interpretazione della pavese Patrizia Milani che interpreta la rigorosa comare Marta, morbosamente attaccata alla sua antica brocca e alla virtù di sua figlia Eva. Ed Eccellente Carlo Simoni nel ruolo del consigliere di giustizia, incorruttibile. Brava tutta la compagnia a mantenere un ritmo così serrato e un alto tasso di comicità in un’ora e mezzo di risate e sarcasmo, senza soste.

Un’allegoria ben riuscita del malaffare e della decadenza politica nel Regno di Prussia, con chiari rimandi alla situazione italiana contemporanea.

Da vedere, per esorcizzare con ironia lo spettro dell’ingiustizia politica e sociale, che si annida nella memoria storica di ognuno di noi.

 

Teatro Quirino

Dal 14 gennaio al 26 gennaio

Con Paolo Bonacelli Patrizia Milani Carlo Simoni

 

La Brocca Rotta di Heinrich von Kleist

Traduzione Cesare Lievi 

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