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Bankitalia è già privata, ma dovrà sborsare un po’ di miliardi per comprare se stessa

ROMA – Lascia perplessi quanto pronunciato da alcuni deputati e soprattutto dai giornali che gli sono andati dietro riportando, tra l’altro senza fare una precisazione necessaria, le ragioni che hanno scatenato la contrarietà sul dl Imu-Bankitalia.

Il M5S, infatti, ha ribadito più volte la sua avversione alla privatizzazione di Bankitalia. Peccato che la Banca d’Italia è già privata dal 2006 quando con il D.p.r del 12 dicembre 2006 venne modificato l’articolo 3 dello Statuto dell’istituto. Un particolare che di fatto cancellò definitivamente l’ultima norma che prevedeva la presenza dello stato in Bankitalia. Ad avallare questa circostanza fu l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Così, al momento, le quote sono così distribuite: il 94,33% è di proprietà di banche e assicurazioni private, mentre per il 5,66% appartiene a enti pubblici quali Inps e Inail. Ma allora perchè tanta contrarietà a questo decrato Imu Bankitalia che scatenato il putiferio? Il dl passato alla Camera, dopo l’applicazione della cosiddetta ghigliottina, cambia di fatto le carte in tavolo, destabilizza gli equilibri societari e per di più costerà un sacco di soldi, che in questo momento di crisi ‘nera’ potevano essere usate in maniera più intelligente. Il dl recita che le quote societarie prese singolarmente non potranno eccedere del 3%, quindi significa che se una banca possiede il 15% sarà obbligata a vendere il 12% e Bankitalia sarà a sua volta costretta a comprare quelle quote, nel caso in cui quest’ultime non fossero acquistate da terzi.  Bankitalia, che ricordiamo è di proprietà sempre di banche e assicurazioni ma continua comunque ad operare sotto il controllo dello stato, in questa operazione “obbligata” movimenterà ben 7,5 miliardi di euro. Insomma, Bankitalia comprerà sè stessa. Per questo molti sono nettamente contrari a questa operazione legata all’IMU e che definiscono una regalia alle banche stesse. Insomma come hanno denunciato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, “le risorse messe in campo per un salvataggio o una patrimonializzazione dovrebbero almeno essere tradotte in azioni di proprietà da parte di chi le elargisce: in questo caso lo Stato”. Alla fine chi ci guadagna? Visto che i soldi si muoveranno in un circolo chiuso saranno sempre le banche a guadagnarci che, quasi certamente, rafforzeranno il loro capitale, mentre lo Stato incasserà dalla tassazione una tantum sulle plusvalenze. E tutto “grazie” al nuovo sistema unico di supervisione bancaria in ambito europeo.

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