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Libri. L’Orto Fascista. Intervista all’autore, Ernesto Masina

ROMA – Pubblicato da Macchione Editori nel 2013, L’Orto fascista è un romanzo ambientato in epoca fascista, a Breno in Val Camonica. E’ il 1943, la comunità si organizza per ribellarsi all’occupazione tedesca. Tutto ruota attorno all’Orto fascista, un luogo simbolo di un fascismo svampito, utopista, di paese: populista.

Un’Istituzione che assolve nella trama a fulcro della vita di ogni personaggio. Masina è bravo nel descrivere con leggerezza i giochi dei bambini del tempo, le posizioni della Chiesa, il potere aggregativo delle giocate a carte, delle bevute, il ruolo della maestra, della famiglia, della collettività. La sua penna senza grosse ambizioni racconta una storia italiana, puntando la lente di ingrandimento sulle marginalità, sui dettagli, su quella parte della sua generazione cresciuta fuori dalle grandi città.

 

Lo abbiamo intervistato per i lettori di Dazebao.

 

-Perché una storia di fantasia per raccontare quel tempo?

 

-La trama è del tutto fantastica, di reale c’è solo l’aiuto-parroco e il piccolo Ernesto, ma quei tempi, quel modo di essere, di fare delle persone, a Breno, sono del tutto realistici. Ho deciso di ambientare il mio libro lì perché a questo posto devo la scoperta di un’umanità diversa. La mia infanzia è stata travagliata. Sono nato in Libia, poi siamo tornati in Italia, ma abbiamo girato molto prima di arrivare a Breno. Mio padre tornò in Africa per la guerra e solo nel’44 ci spostammo a Varese.

 

-Quanto contano i ritratti dei personaggi locali?

 

-Ho dato molta importanza alla descrizione dei loro tratti, fino a poco fa l’Italia era spaccata in due, l’Italia di città e quella di paese. Quando si pensa alla Val Camonica, luogo poco percorso, bisogna pensare che fino all’invasione dei tedeschi la guerra la si viveva come una fatalità. Nonostante la popolazione avesse vissuto con dolore l’esperienza dei suoi alpini al conflitto del 15-18, a Breno il fascismo era una cosa all’acqua di rose.

 

-Cosa pensa di Antonio Pennacchi? Ha dei punti in comune con la sua narrazione? Con la sua poetica?

 

-Non ho assolutamente la presunzione di paragonarmi a lui. Ho grande stima di Pennacchi, Canale Mussolini ha dietro un grande lavoro di ricerca storica e politica. Il suo Veneto era più povero della mia Breno. L’Orto fascista era una cosa romantica: l’idea che piccoli appezzamenti di terreno potessero risolvere il problema della fame in Italia. Ridicolo! Non nego che il primo periodo fascista qualche cosa di importante l’abbia compiuta, non ho scritto una critica analitica di quel periodo, la mia è solo una sua presa in giro.

 

-Perché si scrive un libro, il suo primo libro, superata la soglia dei settanta anni?

 

-Prima dell’Orto Fascista avevo scritto solo necrologi. Nulla più. Questa volta avevo voglia di lasciare qualcosa ai miei nipoti, di sentirmi ancora utile. Mi è venuto tutto fuori da dentro… Sono da sempre un grande lettore, a volte ho incontrato testi complicati, dal linguaggio difficile, ho pensato che avrei potuto provare a scrivere qualcosa di più semplice, qualcosa che piaceva in primis a me.

 

-E’ molto differente l’Italia dell’Orto Fascista da quella attuale?

 

-Sì, oggi manca spirito di amicizia, di unione tra le persone. Mancano programmi comuni. Nonostante tutto sotto la guerra c’erà tanta fraternità. Ora c’è la crisi, ma la disonestà mentale, l’assenza di educazione civica ci rende una massa di deficienti. Allora si votava Mussolini per ignoranza, perché si inseguivano delle illusioni, ma oggi, oggi che siete tutti laureati, perché molti dichiarano che continuerebbero a votare Berlusconi? La questione morale oggi manca, questo ci allontana tutti.

 

-Scriverà un altro libro?

 

-E’ già pronta la continuazione dell’Orto fascista, lo stanno editando. Il mio primo libro ha venduto finora 1400 copie, alla mia età sto valutando come muovermi per rendere i miei scritti visibili a un numero più grande di persone. Sicuramente internet potrebbe essere uno degli strumenti che utilizzerò. 

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