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Guerra in Siria, l’innocenza condannata all’inferno

ROMA – Save The Children ha pubblicato il 5 marzo sul canale YouTube “SaveTheChildrenUK” un video dove in un minuto e mezzo si vede la storia di due bambine, che sono la stessa persona, ma che non potrebbero mai essere l’una più distante dall’altra: la realtà prima e la realtà durante la guerra in Siria.

Un video molto toccante che termina con una frase altrettanto di impatto: “Just because it isn’t happening here doesn’t mean isn’t happening”, ossia “Solo perché non sta accadendo qui non significa che non sta accadendo”. Della guerra si parla, ma mai quanto serve. E non si parla spesso della situazione dei bambini inseriti all’interno di questo inferno. Il rapporto “Un prezzo inaccettabile: l’impatto di tre anni di guerra sulla salute dei bambini in Siria” di Save The Children  racconta di una situazione sanitaria da incubo: due ospedali su tre sono distrutti, crollo delle vaccinazioni, 80.000 bimbi con la poliomelite e solo un parto su quattro è assistito. Si parla di oltre 4,3 milioni di bambini che non hanno cibo, medicine e un riparo sicuro. Molti feriti che giungono in ospedale, magari per fratture esposte o per ferite profonde, non avendo a disposizione le cure adatte subiscono amputazioni per poter continuare a vivere. Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, ha dichiarato: “Questa crisi umanitaria è diventata rapidamente anche una grave emergenza sanitaria. I bambini stanno vivendo in condizioni barbariche. I trattamenti disperati a cui gli operatori medici sono costretti a ricorrere per salvarli sono sempre più strazianti.” continua “I Leader mondiali devono scuotersi”.

Un altro aspetto di cui spesso non si tiene conto è stato denunciato dall’ Unesco: 28 milioni di bambini non vanno a scuola per colpa delle guerre. L’inchiesta svolta ha reso noto che su 67 milioni di bambini che non ricevono un’educazione scolastica, il 42% vive nei paesi poveri dove i conflitti armati sono la quotidianità. Viene sottolineato anche come la paura, specie nelle bambine, di subire delle violenze, sia fisiche che sessuali, influisca molto sull’impossibilità di frequentare delle strutture scolastiche. “Se i paesi ricchi rivolgessero sei giorni delle loro spese militari all’educazione, si otterrebbero i 16 miliardi di dollari necessari per assicurare l’educazione di tutti” è la stima dell’Organizzazione delle nazioni Unite.

L’Unesco e Save The Children denunciano lo scarso intervento degli aiuti umanitari.

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