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21 marzo, Giornata internazionale delle foreste

Legambiente: “Sul legno e sulla carta, cerca il marchio della certificazione forestale”. “In Italia necessario valorizzare la funzione sociale ed economica del bosco”

ROMA – Sai che legno usi? Perché c’è legno e legno. La differenza non è solo tra il castagno e l’abete, per esempio, il mogano o l’ulivo: c’è il legno certificato e quello che non lo è. Ma non sempre ci pensiamo o siamo in grado di riconoscerli.

Sui prodotti in legno o a base di legno – dal mobile alla carta – possiamo trovare due tipi di certificazione forestale: quella del Forest Stewardship Council (FSC) e quella del Programma per il riconoscimento degli schemi di certificazione forestale (PEFC). Lo ricorda Legambiente, alla vigilia della Giornata internazionale delle foreste, invitando i cittadini a cercare sui prodotti finiti di marchi di certificazione forestale.

“La certificazione della filiera – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – è uno strumento che può e deve garantire la qualità sociale e ambientale delle foreste, implicando, da parte di chi richiede la certificazione, anche l’assunzione di una precisa responsabilità nel gestire in modo sostenibile il patrimonio forestale. La prospettiva di un vantaggio economico che deriva dalla gestione sostenibile di una foresta dovrebbe essere un incentivo per gestori e proprietari a considerare le foreste come un valore aggiunto per la comunità locale e per l’economia”.

Secondo Legambiente è necessario sviluppare in Italia una nuova modalità di gestione delle foreste che tenga conto della sostenibilità del settore dal punto di vista ecologico, sociale ed economico. Valorizzare i servizi eco sistemici che le foreste ci forniscono, frenare l’abbandono di molte aree interne, presidi fondamentali per la prevenzione degli incendi e contro il dissesto idrogeologico, sottolineare l’importanza della sostenibilità delle foreste anche ai fini una corretta certificazione, sono tutti elementi importanti da considerare. E in questo senso, la certificazione deve tenere conto la multifunzionalità delle foreste, la tutela del suolo, delle acque, dell’aria e la molteplicità delle specie e dei paesaggi.

Occorre dare una nuova funzione sociale ed economica al bosco e alle attività collegate. Le aree forestali protette possono rappresentare un laboratorio dove sperimentare questa nuova funzione e gestione sostenibile del bosco, puntando su percorsi di certificazione delle singole attività forestali e della filiera bosco-legno, iniziando a disincentivare le attività forestali meccanizzate in favore di quelle tradizionali e naturali che, oltre ad avere una maggiore capacità di sequestro di carbonio nel suolo, mantengono intatte le foreste mature aumentando la loro biodiversità.

La politica forestale europea sottolinea l’importanza delle foreste non solo per lo sviluppo rurale, ma anche per l’ambiente e la biodiversità, per le industrie forestali, la bioenergia e la lotta contro i cambiamenti climatici. E ha esortato gli Stati a integrare le proprie strategie forestali in questo senso. Per contrastare il drammatico trend del commercio di legname di provenienza illegale, si è inoltre dotata di due regolamenti specifici, il FLEGT (Forest Law Enforcement, governance and trade) e l’EUTR (European Union Timber Regulation).

“Ma nel nostro paese – aggiunge Nicoletti – oltre a non aver ancora recepito la normativa europea, si continua a tagliare alberi centenari, come accaduto recentemente nel Parco regionale delle Serre in Calabria e sul lago di Vico nel Lazio, a dimostrazione della poca cura che abbiamo del nostro patrimonio forestale”.

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