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Roma Capitale. Le proposte di Marchini? Discutiamole alla luce del nostro Piano del Lavoro

ROMA – Le proposte di delibera di Alfio Marchini presentano una stretta assonanza con alcune delle sollecitazioni contenute nel nostro Piano del lavoro illustrato il 4 dicembre scorso.

Anche se riteniamo che i problemi della città e quelli aperti dal decreto Salva Roma siano purtroppo ben più gravi, riconosciamo che alcune di queste meritino attenzione e necessitino di essere discusse anche con approfondimenti che potrebbero migliorarle e renderle più incisive. Per quanto riguarda l’Irpef comunale  le misure proposte sono condivisibili come principi generali, mentre modalità e quantità secondo noi andrebbero riviste.

Rendere l’ìrpef  equa e progressiva 

 La fascia di esenzione dall’incremento delle aliquote per redditi fino a 15mila euro, ad esempio, dovrebbe essere ampliata. La priorità è quella di rendere equa e progressiva l’Irpef che già paghiamo. Andrebbe poi applicata la progressività anche a tutte le fonti di reddito provenienti dalle rendite e dovrebbero essere riviste dinamicamente attraverso l’Isee le tariffe dei servizi sociali alle famiglie che per effetto della crisi economica perdono quote sostanziali di reddito. Passando al problema della casa  riteniamo che i disagi, dilatati dalla crisi in corso, rendano la quota del 25% della vecchia legge regionale ormai insufficiente a soddisfare i bisogni delle famiglie in difficoltà e dei soggetti fragili.

La capitale detiene il primato delle case sfitte

 

Andrebbe immediatamente rivista, soprattutto se si considera che Roma detiene il primato italiano delle case sfitte e delle case nuove in vendita e da sola rappresenta circa il 20% degli sfratti italiani. Anche su questo tema nel nostro Piano del lavoro abbiamo prospettato ulteriori soluzioni (case sociali, ad esempio) che, se integrate e sviluppate con i provvedimenti proposti, potrebbero iniziare a contribuire a soluzioni strutturali delle politiche dell’abitare almeno per gli aventi diritto e i soggetti fragili in modo tale da evitare che il problema della casa, invece di essere oggetto di scelte politiche e amministrative, diventi di ordine pubblico. Quanto alla Casa delle start up, alla Casa della cultura, all’anagrafe dei lavori pubblici, al bilancio partecipato  si tratta, ancora una volta, di temi sviluppati nel nostro Piano del lavoro nell’ottica di ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini, i lavoratori, la politica e le istituzioni.

La formazione tecnologica e culturale dei giovani

 

Più precisamente, le “case” andrebbero sostenute da una maggiore diffusione sul territorio, provando a replicare le esperienze europee e globali più avanzate sulla formazione tecnologica e culturale dei giovani fino a pensare alle case delle Start Up come a luoghi di accoglienza e lavoro gratuiti per i venture capitalist. Sul bilancio partecipato e l’anagrafe dei lavori pubblici, infine, pur nella condivisione del processo, pensiamo a strumenti di intervento, controllo e proposta sempre più incisivi da parte dei cittadini in cui si configuri un vero e proprio diritto normativo alla partecipazione, come peraltro avviene già in alcuni comuni e regioni italiane. 

 

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