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Senato, un’altra legge è possibile. La presentiamo

ROMA – Per accettare e onorare la sfida sulle riforme istituzionali che il governo ha lanciato, insieme a un gruppo di senatori democratici abbiamo elaborato e presenteremo  a breve  un nostro Disegno di Legge Costituzionale. 

Il testo  prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari della Camera e del Senato, l’attribuzione alla sola Camera del voto di fiducia e dell’approvazione della legge di bilancio, l’attribuzione, invece, anche al Senato dell’esame e del voto delle leggi costituzionali, elettorali, dei trattati europei e dei provvedimenti che investano diritti fondamentali della persona.  

La Camera sarà composta da 315 deputati, la metà degli attuali 630; il Senato da 100 eletti nelle Regioni (contestualmente al voto per i Consigli regionali) piu’ 6 in rappresentanza degli italiani all’estero. Meno della meta’ degli attuali 315. 

Voglio sottolineare come tale proposta preveda una riduzione dei costi della politica ben superiore a quella prevista dal disegno del Governo. Come ripete, a giusto titolo, il presidente del Consiglio, è’ l’Italia che chiede ai suoi rappresentanti di tagliare, per primi, le spese.  

In secondo luogo, il nostro disegno si fa carico dell’esigenza primaria della governabilità’ concentrando in una sola Camera tutte le scelte, per così dire, politiche. Mentre resta la doppia lettura di Camera e Senato per i provvedimenti che investano muri portanti della nostra convivenza democratica. Diritti del cittadino, leggi costituzionali ed elettorali, trattati, materia che è ragionevole sottrarre alla ‘dittatura della maggioranza’ e alla disponibilità di un”governo di legislatura”’, come quello che risulterebbe da elezioni con la legge elettorale approvata in prima lettura a Montecitorio. 

Anche il ruolo di sintesi, o di camera di compensazione tra le autonomie e lo Stato centrale, puo’ essere svolto meglio da un’assemblea eletta su base regionale, piuttosto che da un certo numero di consiglieri regionali e sindaci, chiamati a Roma qualche giorno al mese e costretti per questo ad abbandonare la loro principale funzione di amministratori. 

In conclusione, non può sfuggire che un Senato confortato dal voto popolare diretto, su base proporzionale e in collegi ampi che favoriranno la scelta di personalità eminenti, avrà maggior titolo sia a sostenere le ragioni delle autonomie sia a fare da contraltare del governo e della maggioranza sui temi fondanti della convivenza repubblicana. Un Senato delle autonomie ma anche un Senato delle Garanzie. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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