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Schiavella (Fillea). Il Congresso, spazio di democrazia per analizzare e affrontare il futuro

Il programma del Congresso

ROMA – Il Congresso della Cgil in dirittura di arrivo. Il 6 Maggio quando a Rimini si terrà l’assise nazionale si avvicina ed entrano in campo i congressi delle categorie nel segno della Confederalità,  un intreccio fra strutture orizzontali e verticali nel linguaggio sindacalese, che tiene insieme le strutture  a partire dalle fabbriche, dalle aziende e quelle territoriali.  Confederalità che ha consentito alla Cgil, quella di Giuseppe Di Vittorio, si superare i limiti del corporativismo per diventare soggetto politico, nel senso autentico della parola, e sociale che inserisce i problemi dei lavoratori nel quadro più grande di quelli del Paese. I congressi in corso sono un termometro della tenuta del più grande sindacato italiano ai tempi della crisi, che devasta il mondo del lavoro. Il Congresso della Fillea è una cartina di tornasole. Al Centro Congressi Frentani  arrivano i 554 delegati, il conteggio finale sarà fatto dalla apposita commissione, rappresentano 140 mila lavoratori che hanno partecipato a più di 5000 assemblee. Non c’è in Italia una organizzazione che “consulta”, tanti lavoratori, congressi  veri non primarie fasulle dove non si discute ma si vota, anche il cittadino che passa per caso e che non  dedicherà mai un minuto della sua vita alla politica decide le sorti di un gruppo dirigente di un partito. Fillea  significa in primo luogo edili, con loro lavoratrici e lavoratori de gli impianti fissi, del legno-arredo, del cemento, dei lapidei, alcune  “nicchie” significative come quella della nautica e degli operatori del restauro.

Un sindacato storico, dai muratori, emancipazione, cultura del lavoro Un sindacato storico,  i muratori con il cappellino di carta, il pentolino  con il pasto portato da casa, consumato fra la calce, il cemento, la polvere.  Un sindacato che, negli anni, ha vissuto le tante  crisi del settore, che ha combattuto tante battaglie, cresciuto insieme al cambiamento di questa grande industria spesso a cielo aperto. Ascoltare la relazione con cui il segretario generale Walter Schiavella  ha aperto i lavori  ti vengo0no a mente parole che sembrano ormai escluse dal nostro vocabolario, quali l’emancipazione dei lavoratori, la cultura operaia, la capacità di costruire un progetto, dei guardare al futuro, indicando un nuovo modello di sviluppo. Conoscenze che il sindacato “offre” al premier Renzi e ai suoi ministri  cui le parti sociali non piacciono proprio. Cultura del lavoro che nasce  dalla realtà in cui il sindacato opera. Cultura del lavoro di cui questi governanti sono privi.

“Prima il progetto poi le persone, leaderismi, primarie e mode varie sarebbero letali”

“Il valore del Congresso – dice Schiavella – è in fin dei conti proprio questo: uno spazio di partecipazione e democrazia per analizzare ciò che è accaduto e decidere come affrontare il futuro. Il Congresso come progetto per  definire un patto sulla base del quale scegliere i gruppi dirigenti. Prima il progetto e poi le persone…per questo leaderismi, primarie e mode varie sarebbero letali”. Ci hanno colpito  nella relazione di cui riportiamo il testo integrale  altri passaggi, altri segnali del camino percorso dal sindacato dei muratori. “In questi anni – afferma il segretario generale della Fillea- abbiamo traversato il deserto compiendo un lungo e faticoso cammino, flagellati dalle tempeste di sabbia della crisi ma non abbiamo mai smarrito la pista che decidemmo all’Aquila, quella della sostenibilità, della riconversione e del recupero urbano , del consumo zero di suolo, quella della difesa del territorio, del paesaggio e dei nostri inestimabili beni culturali. In proposito Pompei e Sibari per noi saranno vertenze pilota di un’azione che vuole ripartire dal Mezzogiorno e dalla sua storia per costruire al Mezzogiorno . E da qui parte quello che Schiavella chiama “ uno sforzo culturale politico enorme” e che porta la Fillea a individuare nelle “ Città future”, il motore dello sviluppo, di un nuovo modello di sviluppo. Non astratto, scritto nei libri, che pure servono, ma costruito teoricamente mattone per mattone, contratto per contratto, vertenza per vertenza, crisi e crisi riassunte in questi numeri: dal 2008 al 2013  -30 investimenti in edilizia,- 480 mila occupati,-745 mila nella intera filiera, 12.600 fallimenti  di aziende, trplicato il numero di ore di cassa integrazione, -44% di ore lavorate, -40%  numero degli addetti, -36% massa salari, -33% imprese. Nel 2013 meno della metà degli occupati erano operai, gli impiegati quasi il 10%, un terzo lavoratori in proprio. Le imprese piccole e piccolissime offrono  in prevalenza contratti a tempo determinato. Verrebbe voglia di dire, rintaniamoci nell’ attesa che passi  la nottata. Invece no.

Abbiamo scelto di uscire dalla crisi non costruendo più case

“Abbiamo scelto di uscire dalla crisi – sottolinea Schiavella – non costruendo più case! E’ come se i metalmeccanici avessero scelto di non costruire più automobili perché inquinano e i chimici avessero deciso che curarsi con le erbe è’ più sicuro che farlo con i farmaci tradizionali….ovvio che è un paradosso…non abbiamo mai avuto ambizione di dare lezioni a nessuno, ma è altrettanto vero che non accettiamo lezioni da nessuno” Ancora: “Le città sono insieme il nostro più grande patrimonio nel quale si concentra il 70% della popolazione e il nostro più grande problema.E’ nelle città che il modello di sviluppo sin qui realizzato ha prodotto i danni maggiori. E’ nelle città che la rendita immobiliare e fondiaria ha orientato la crescita alimentando insieme devastazione del tessuto urbanistico, ambientale e sociale e pericolose aree di contiguità fra politica ed affari che sono state spesso il varco aperto agli interessi delle mafie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: case prodotte per le banche e non per il mercato, oggi invendute, a fronte di milioni di cittadini che la Casa non possono acquistare, né affittare; città estese e inefficienti, periferie brutte e degradate, centri storici svuotati delle loro funzioni residenziali e consegnati o alla speculazione o al degrado .”

 

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