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Attacco alla Libia. Ribelli cercano di riconquistare Ajdabyia. Sarkozy: “Soluzione diplomatica”

TRIPOLI – I ribelli stanno conducendo incursioni sempre più frequenti per riprendere il controllo di Ajdabyia, città-chiave circa 160 chilometri a sud-ovest di di Bengasi. Lo riferiscono testimonianze concordanti. «Vetture di rivoluzionari sono entrati nel centro della città», ha sostenuto un abitante in fuga con la famiglia e decine di altre persone attraverso un varco controllato da forze leali a Muammar Gheddafi che avevano ripreso la città la settimana scorsa. Secondo altre testimonianze, i ribelli a metà pomeriggio sono avanzati di poco e il loro assalto ad Ajdabyia sembrava aver perso slancio. Un componente del consiglio militare dei rivoltosi, Ibrahim Faraj, ha riferito che anziani di tribù locali hanno avuto stamattina colloqui con le forze pro-Gheddafi della città chiedendo loro di arrendersi. Riconquistare Ajdabyia sarebbe la maggiore vittoria dei ribelli nell’est da quando la loro avanzata verso ovest è stata respinta due settimane fa dalle meglio equipaggiate forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi. Una riconquista proverebbe che i raid aerei condotti dalle forze alleate con lo scopo di proteggere i civili stanno dando nuovo slancio ai ribelli che peraltro appaiono meglio organizzati che non nei giorni scorsi. Si sono visti ad esempio posti di blocco sorvegliati da miliziani che comunicano fra loro per telefono.

Gli Usa e i paesi alleati che pattugliano la no-fly zone sulla Libia hanno lanciato 16 missili Tomahawk ed effettuato 153 sortite aeree nelle ultime 24 ore, ha comunicato il Pentagono. Obiettivi delle missioni sono l’artiglieria, le forze di terra e le strutture di comando e controllo del leader libico Muammar Gheddafi, ha precisato il Pentagono.

Intanto un funzionario dell’intelligence statunitense ha riferito all’emittente televisiva in lingua araba Al Jazira di una «iniziativa» di Muhammar Gheddafi: il rais sarebbe propenso ad accettare un «cessate il fuoco» in cambio di una propria «uscita sicura» dal conflitto libico.

Sarkozy: “Prepariamo soluzione diplomatica”

La Francia e la Gran Bretagna stanno preparando «una soluzione politica e diplomatica» per la Libia. Lo ha annunciato il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine del vertice Ue.«Martedì al vertice di Londra – ha spiegato Sarkozy – con Cameron avanzeremo una proposta comune per scadenzare le prossime tappe dell’azione in Libia. Presenteremo un’iniziativa franco-britannica». Il presidente francese ha quindi insistito sul fatto che l’aspetto fondamentale della missione è quello di avere una «guida politica», perchè «non sono le forze della Nato che vanno a proteggere la popolazione libica, ma le forze di una coalizione di undici Paesi, tra cui due Paesi arabi». Per Sarkozy, dunque, «le decisioni sono prese dal coordinamento politico. Le missioni della Nato avverranno sulla base di obiettivi proposti da un coordinamento politico a più alto livello». Del resto – ha aggiunto il presidente – «la Nato non può assorbire Paesi come gli Emirati Arabi Uniti o il Qatar. È impossibile».

Bersani: “L’Italia fuori dai giochi”

«Appare chiaro, a questo punto, che l’Italia è fuori dai giochi, che non ci siamo». Lo ha detto Pier Luigi Bersani a margine del convegno organizzato da AreaDem. «Tutto questo – ha aggiunto il leader del Pd – deriva anche dagli evidenti errori di Berlusconi, da questa idea che sarebbe lui il protagonista della fase due. L’idea che lui possa risolvere la questione da noi fa piangere, ma forse all’estero fa ridere».

David Cameron ai libici: “Abbandonate Gheddafi”

«Abbandonate Gheddafi, con lui il Paese non ha futuro»: questo l’appello lanciato dal premier inglese David Cameron al popolo libico al termine del vertice Ue. Cameron non ha voluto fare previsioni sulla durata delle operazioni militari, ma ha precisato che dureranno «fino a quando sarà necessario» per applicare la risoluzione 1973 Onu e che non ci sarà l’impiego di forze terrestri. ‘Spetta al popolo libico decidere il suo destino«, ha aggiunto il premier che ha sottolineato come oggi l’Ue abbia dimostrato grande »unità« nel prendere posizione sulla crisi libica.

L’Oua per le libere elezioni in Libia

«L’azione dell’Ua (Unione africana) è diretta a sostenere un processo politico che faciliti il dialogo tra le parti in Libia per l’attuazione di riforme che eliminino alla radice le cause di conflitto… (un processo) che dovrebbe culminare con l’elezione di iswtituzioni democratiche», è quanto ha affermato oggi nel suo discorso il presidente delle commissione dell’Unione africana, Jen Ping, riunita da questa mattina ad Addis Abeba con rappresentanti del governo di Tripoli – ma non dei ribelli libici – insieme con esponenti dell’Ue e della Lega, oltre ai ministri degli Esteri dei paesi che fanno parte del comitato creato nell’ambito dell’Ua appositamente per affrontare la crisi libica (Sudafrica, Congo, Mauritania, Mali e Uganda).

Nato: “No fly zone per 90 giorni”

Lo scopo della missione è la chiusura completa dei cieli libici, con la sola esclusione dei voli autorizzati. Il divieto riguarderà sia gli aerei del regime di Gheddafi sia quelli dei ribelli. «La no-fly zone sarà imparziale e a nessun aereo sarà consentito volare», ha detto l’ufficiale Geoffrey Booth, dello staff militare della Nato, in un incontro con i giornalisti. Il capitano di gruppo ha chiarito che il mandato della missione consente «il diritto all’autodifesa». Se attaccati, gli equipaggi «potranno agire per difendesi», ha detto. «Ci sarà il diritto di rispondere», ha precisato, chiarendo che le regole di ingaggio saranno molto strette. Il diritto all’autodifesa – ha rimarcato – «non dà il diritto di bombardare target a terra». Fino a quando tutte le operazioni militari non passeranno sotto ombrello della Nato (la decisione è attesa alla fine di questo week end), ci sarà un legame stretto tra la Nato e la missione della coalizione dei volenterosi. Le operazioni dei paesi che partecipano a questa coalizione, in particolare quelle che prevedono attacchi aerei a target di terra, «dovrebbero essere notificate alla Nato, ha chiarito l’ufficiale. Ma questa situazione parallela dovrebbe durare pochissimi giorni. Alla missione ‘no fly-zonè dovrebbero partecipare 5-10 Awacs (gli aerei di sorveglianza), 10-15 aerei di assistenza e una dozzina di aerei da combattimento. Per ora, dieci paesi della Nato e il Qatar hanno garantito la disponibilità di mezzi.

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