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Bogart, una mostra sul mito

 

Appuntamento imperdibile dal 1° al 29 giugno al Museo Interattivo del Cinema di Milano.  Non bisogna mai contraddire una donna. Basta aspettare: lo farà da sola” 

(Humphrey Bogart)

MILANO – Parlare di Humphrey Bogart, significa imbattersi in un vero e proprio monumento di arte, talento, fascino e virilità. Il suo sguardo era assolutamente irresistibile, profondo, intenso. Per molti versi si può affermare che Humphrey Bogart ha rappresentato come pochi altri sul grande schermo il significato definitivo del divo, dell’uomo. La sua recitazione era perfetta, asciutta, realistica, priva di manierismi e inutili orpelli. Per Bogart “recitava” la sua faccia, il suo straordinario volto fatto di mille espressioni.

Alcuni film, grazie alla sua magnetica presenza, sono passati alla storia del cinema come “Casablanca”, “Il mistero del falco”, “Angeli dalla faccia sporca”, “Il grande sonno” e “Il tesoro della Sierra Madre”. Non a caso, nel 1999, il prestigioso American Film Institute ha proclamato Humphrey Bogart come come “la più grande stella maschile americana di tutti i tempi”. Proprio per omaggiare questo grande artista c’è da segnalare l’importante iniziativa del nostro Paese.

Più che una rassegna, una dichiarazione d’amore: è “Io sto con Bogart”, la parata di undici capolavori con protagonista la leggenda della storia del cinema che la Fondazione Cineteca Italiana ospita presso il Museo Interattivo del Cinema dal 1° al 29 giugno a Milano. La rassegna prende il via con “Gli angeli con la faccia sporca” (1938) di Michael Curtiz, il film che diede popolarità a Bogart, in cui veste i panni di un famoso gangster che torna nella sua città di origine. Sempre Curtiz diresse Bogart nel capolavoro “Casablanca” (1942), dove scrisse la storia del cinema gestendo il “Rick’s Bar” di Casablanca, ma anche in “Non siamo angeli” (1955) dove interpreta un galeotto evaso. Perfetto nei gangster movie, come nel classico “Una pallottola per Roy” (1941) di Raoul Walsh, Bogart indossa perfettamente anche i panni di eroi maledetti come Sam Spade, detective cinico, ma dal cuore tenero, nel film “Il mistero del falco”, diretto da John Huston, che inaugurò la grande stagione del noir americano. In programma anche “La città è salva”, diretto da Raoul Walsh e Bretaigne Windust, dove diventa un procuratore generale che deve proteggere la sua testimone numero uno. In rassegna anche due film diretti da William Wyler, “Strada sbarrata” (1937) e “Ore disperate” (1955), dove emerge il suo lato di attore comico. Non poteva mancare “Il grande sonno” (1946) di Howard Hawks, dove il mito di Hollywood è Philip Marlowe, investigatore che dovrà risolvere un caso in un’atmosfera morbosa di complotto e seduzione. Nicholas Ray, infine lo dirige in “Il diritto di uccidere” (1950), dove è uno sceneggiatore in crisi sospettato di omicidio. In chiusura “La fuga” (1947) diretto da Delmer Daves, dove il personaggio interpretato da Bogart è costretto a sottoporsi a una plastica facciale per non farsi prendere dalla polizia.

 

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