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Iraq. Jihadisti alle porte di Baghdad. Usa: azioni militari, tornano i contractors

ROMA – I miliziani  dello Stato  Islamico dell’ Iraq e del Levante (Isil) hanno preso il controllo di due località nella provincia di Diyala, a circa 60 km dalla capitale Baghdad, abbandonate dalle forze regolari. 

I miliziani sono entrati a Jalawla e Saadiyah, a nordest del capoluogo provinciale di Baquba. Qui sono cominciati scontri, tutt’ora in corso,  fra l’esercito e i militanti jihadisti. 

Il vice governatore della provincia di Diyala, Furat al-Tamimi ha confermato che le forze di sicurezza curde hanno preso il controllo dei quartieri di Saadiyah e Jalawla dopo il ritiro dell’esercito iracheno. Alcuni leader militari hanno inoltre riferito che due aree sono cadute nelle mani dei militanti arabi sunniti. Il portavoce dello stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) Abu Mohammed al-Adnani ha avvertito che i suoi uomini si spingeranno sempre più verso la capitale e verso la città-santuario di Karbal, nota meta di pellegrinaggio in ogni periodo dell’anno.

Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna gli atti di terrorismo

Il Consiglio di Sicurezza dell’onu ha condannato gli atti di terrorismo commessi in Iraq, e ha richiesto un dialogo urgente fra tutte le parti politiche ed esprimendo il proprio sostegno unanime al governo e al popolo iracheno nella lotta contro le milizie jihadiste dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil). Gli ambasciatori dei quindici Paesi membri del Consiglio si sono riuniti a porte chiuse per ascoltare il rapporto dell’inviato speciale dell’Onu in Iraq, Nikolay Mladenov, e discutere la situazione: secondo quanto reso noto dall’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, la missione Onu presente in Iraq non avrebbe che una capacità «assai limitata» per rispondere ai bisogni umanitari della popolazione civile che è stata costretta ad abbandonare le proprie abitazioni a causa delle violenze e dei combattimenti.

Tornano i contractors Usa

Ieri il presidente Barack Obama, ha confermato che non esclude alcuna opzione in termini di assistenza da fornire all’Iraq e che “si sta guardando a qualsiasi cosa e la Casa Bianca ha esplicitamente detto di pensare in modo non convenzionale su quello che è possibile fare” sia nel breve sia nel lungo periodo. Nel primo caso le opzioni possibili comprendono attacchi aerei, condivisione di materiale d’intelligence e l’accelerazione nelle consegne di attrezzature militari già previste. Nel lungo termine invece le alternative comprendono un maggiore training delle forze irachene e curde.

Il Dipartimento di Stato Usa, dopo che il presidente Barack Obama ha promesso azioni immediate per far fronte alla nuova crisi nel Paese, ha annunciato che i contractors Usa torneranno temporaneamente in Iraq a fronte delle preoccupazioni per l’avanzata jihadista.

Rimpatrio personale aziende statunitensi in Iraq

A causa della situazione di sicurezza nel Paese alcune aziende statunitensi che lavorano per il governo iracheno nel settore della Difesa hanno fatto rimpatriare i propri dipendenti.  Lo rendono noto fonti del Dipartimento di Stato americano.

Si tratterebbe di un centinaio di cittadini statunitensi, fatti sgomberare dalla base aerea di Balad: il Dipartimento ha sottolineato di non essere coinvolto in alcun modo nell’inziativa, e che la situazione del personale diplomatico in Iraq non è cambiata.

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