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Triplice omicidio Milano. Lo psichiatra: ‘Lissi ha agito come bimbo che butta un gioco’

MILANO – La mattanza compiuta da Carlo Lissi nei confronti della sua famiglia, ha lasciato tutti sbigottiti, perfino gli investigatori più incalliti  che lo hanno interrogato.

L’efferatezza del gesto compiuto dall’uomo, ma soprattutto la naturalezza con la quale, dopo aver sterminato la famiglia, ha ripreso la sua vita in tutta tranquillità, guardando addirittura la partita in un pub con un amico ed esultando per i gol come se niente fosse, ha qualcosa di veramente inquietante e sconvolgente. Nel suo racconto l’uomo ha parlato di una passione per una collega, una giovane 24enne che però non ha mai ricambiato le sue attenzioni, una ragazza arrivata da pochi mesi nella multinazionale di Assago (Milano) dove lavorava Lissi. Nell’interrogatorio l’omicida, dapprima riluttante, si è alla fine lasciato andare e, come un fiume in piena, ha cominciato a raccontare l’omicidio anche con dovizia di particolari. Il suo non è stato dunque un ‘raptus’, ma un gesto lucido e ponderato. Ha sterminato la sua famiglia perché si sentiva in gabbia, avrebbe voluto separarsi da sua moglie ma non aveva il coraggio di farlo, non sapeva come avrebbe reagito sua moglie Cristina.  In precedenza nessuna lite particolarmente violenta, nulla che potesse far immaginare il tragico epilogo.

Sono circa le 23 di sabato quando Carlo e la moglie, Cristina, si trovano nel soggiorno della villa. I bambini dormono al piano  di sopra. I due hanno addirittura un rapporto sessuale, come ha raccontato lo stesso Lissi. Lei successivamente si adagia sul divano mentre lui si alza e va in cucina. Un gesto del tutto normale, come per bere un bicchiere d’acqua.  Quando torna in soggiorno l’uomo invece impugna un lungo coltello, si porta silenziosamente alle spalle della moglie e la colpisce  tra la gola e le spalle. Lei scatta in avanti, barcolla, si gira, lo guarda negli occhi e gli chiede “perché?”, poi grida “aiuto”. Una volta a terra lui la colpisce ancora con altri 3 o 4 fendenti, all’addome e poi alla schiena.  A quel punto Lissi sale al piano di sopra. Prima va nella cameretta della figlia di 5 anni, Giulia, le appoggia una mano sul collo e le affonda con l’altra, di punta, tutto il coltello nella gola. Poi va nella camera dove dorme il fratellino Gabriele di soli 20 mesi, l’uomo fa scendere la lama anche nella gola del bimbo, mentre dorme profondamente. La mattanza viene compiuta tra le 23.00 e le 23.30. Poi Lissi esce come nulla fosse accaduto e va a vedere la partita Italia-Inghilterra.

‘E’ un grosso immaturo’, così lo definisce il professor Vincenzo Mastronardi, titolare della cattedra di Psicopatologia alla Sapienza di Roma, che ha commentato l’omicidio sulla base di quanto finora appreso. Una sorta di bambino mai cresciuto, che passa da un gioco all’altro e butta quello che non lo interessa più,  una persona che non è capace di considerare le conseguenze di quanto commesso, dice Mastronardi che aggiunge “il recarsi nel pub è stato come negare a se stesso di aver ucciso”. Mastronardi esclude che si possa parlare di Carlo Lissi come di uno psicotico, semmai – altra ipotesi – è che si tratti di un ‘border line’, in questo caso quindi “estremamente lucido e calcolatore, una persona affetta da disturbo di personalità”. “L’aver confessato di aver avuto un momento di intimità sul divano di casa con la moglie e subito dopo averla uccisa a coltellate può stare a significare – aggiunge ancora Mastronardi – che nella ‘logica perversa’ di quell’uomo c’era la convinzione che qualcuno dovesse pagare per la sua frustrazione, per una possibile depressione legata al fatto che si fosse invaghito – come ha raccontato l’omicida stesso – di un’altra donna e però da questa non corrisposto. Depressione quindi per il rifiuto avuto da quella donna e però al tempo stesso ‘un narcisismo accentuato’ che spiegherebbe l’aver cercato e  avuto quel momento di intimità con la moglie, per poi ucciderla subito dopo”. 

 

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