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Rimmel, esplode il fenomeno De Gregori

Nel 1975 esce l’album della sua definitiva consacrazione

“E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,

fra le pagine scure,

e cancello il tuo nome dalla mia facciata

e confondo i miei alibi e le tue ragioni

i miei alibi e le tue ragioni.

Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente

ma lo zingaro è un trucco.

Ma un futuro invadente, fossi stato un po’

più giovane,

l’avrei distrutto con la fantasia,

l’avrei stracciato con la fantasia”

(Rimmel, De Gregori)

I cantautori della ‘scuola romana’

L’Italia ha avuto sempre una grande tradizione nella musica popolare, che si distaccava dai filoni colti della lirica e della classica. Verso la fine degli anni Cinquanta si afferma un nuovo genere in cui il cantante scriveva sia il testo che la musica delle proprio canzoni. Per ‘catalogare’ questo fenomeno fu coniato il termite di cantautore. Artisti come Domenico Modugno, Paolo Conte, Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Gino Paoli e Bruno Lauzi hanno nobilitato con brani straordinari questa nuova corrente musicale. Oltre alla celebre scuola ‘genovese’, verso la fine degli anni Sessanta, si impose nella Capitale, la cosiddetta ‘scuola romana’ che nacque al noto locale Folk Studio. I principali esponenti, allora poco più che ventenni erano Antonello Venditti, Amedeo Minghi, Edoardo De Angelis e Francesco De Gregori. Per quest’ultimo, classe 1951, i punti di riferimento musicali sono Bob Dylan e Leonard Cohen, mentre per quanto riguarda i testi, è fortemente influenzato dagli autori esistenzialisti francesi. Il debutto discografico per De Gregori avviene nel 1972 in coppia con Antonello Venditti con l’album “Theorius Campus”, in cui spicca “La canzone del pazzo”. Dopo la pubblicazione di “Alice non lo sa” (1973), il cantautore firma un contratto per la casa discografica Ricordi e registra il disco “Francesco De Gregori” che viene recensito positivamente dalla critica.

“Rimmel”, la maturità artistica

Il grande successo arriva con Rimmel del 1975, uno dei dischi più venduti del decennio, contenente tra i brani uno dei suoi ritratti più riusciti, l’omonima “Rimmel”, storia di un addio freddo e distaccato, “Pablo” (scritta insieme a Lucio Dalla), “Quattro cani” e “Pezzi di vetro”.

Al disco collabora Renzo Zenobi (presente anche nei due long playing precedenti), che cura diverse parti solistiche di chitarra; così De Gregori racconta la collaborazione:

Il mio primo ‘vero’ chitarrista è stato Renzo Zenobi, che suonava tutto pulitino e mi diceva sempre che dovevo imparare a suonare meglio la chitarra. Lui eseguiva dei fingerpicking impeccabili, con tutte le note che suonavano allo stesso livello, mentre io arrancavo dietro di lui dimenticando pezzi di arpeggi. Mi ha dato una grossa mano negli album Alice non lo sa e Rimmel, dove suona tutte le chitarre acustiche”.

Rispetto agli album precedenti, in “Rimmel” appare evidente la maturazione artistica di Francesco De Gregori, musiche e arrangiamenti più curati e maggiore attenzione alla stesura dei testi che sono tra i migliori della sua carriera. L’album fu un vero e proprio ‘caso discografico’: fu il disco più venduto del 1975 con oltre mezzo milione di copie. Ad oggi “Rimmel” sfiora il milione di copie vendute.

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