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William & Kate … le vite degli altri. La lettera di un lettore

ROMA –  “Due miliardi di persone hanno seguito la cerimonia nuziale di William e Kate” … mi guardo intorno, per capire se ciò che sto percependo  è un mondo reale, o una specie di reality tipo Truman Show, oppure è un sogno angoscioso.

Poi, pensando ai nostri politici, mi rendo conto che questa è realtà vera: se è vero che Berlusconi ci governa è anche vero che un terzo della popolazione mondiale può aver seguito questo fatto.
Scrivo a voi di Dazebao News perché ho letto del vostro invito a scrivere delle  ‘lettere eretiche’ dalle ‘terre di mezzo’ dove molti esseri pensanti di questo paese si sono trasferiti, momentaneamente, come dei partigiani resistenti. Scrivo a voi perché avete, qualche giorno fa, pubblicato la lettera di Emanuele Berardi, ‘La Repubblica degli animali’ dove egli fa il parallelo tra il romanzo di Orwell e il tragico stato delle cose italiano. Questa lettera vorrebbe essere un grido come quello di Emanuele “Non ci voglio più tornare in Italia”, un grido di uno dei tanti naufraghi che vede una zattera di salvataggio alla quale affidare, non la propria sopravvivenza, quella è salva, ma la prova dell’esistenza di un pensiero umano che continua a sopravvivere in queste isole dove viviamo invisibili … ai due miliardi di persone che hanno seguito la cerimonia dei due ragazzi inglesi.

Detto questo e ringraziandovi per questa possibilità di essere ‘visto’ ed ascoltato, vorrei cercare di capire con voi i motivi che spingono tutti questi esseri umani a questi atti compulsivi. Certo potrei liquidare il tutto come semplice ‘curiosità’ o come voler ‘essere presenti’ a questa cosa che per essi è un ‘evento’ storico. Forse più malignamente potrei parlare di ‘povertà culturale’ o del loro ‘avere finalmente qualcosa di cui parlare’ che non sia il papa o della Sora Cesira o della Squadra del Cuore, ma senza dubbio mi fermerei alla superfice di quello che per me è un problema opprimente, perché mi sento oppresso da tanta stupidità e da tanta superficialità.
È come se mi trovassi in un luogo dove nessuno parla la mia lingua né io quella degli abitanti, un luogo nel quale neppure il linguaggio del corpo può servire a stabilire un minimo contatto umano.
A questi stimoli negativi l’unica reazione possibile è il rifiuto del non pensiero e l’uso del pensiero per cercare di conoscere le motivazioni culturali che spingono queste persone a questi comportamenti sociali che mi fanno inorridire. Potrebbe sembrare una reazione esagerata, qualcuno poterebbe pensare ad una sorte di isteria ingiustificata, ma io non mi posso togliere dalla mente le folle oceaniche del Ventennio a Piazza Venezia e cose del genere.

La risposta che mi sono dato, per ora, è tragica: almeno due miliardi di persone non hanno una realtà umana decente ed alienano, in queste manifestazioni di ‘felicità’, quel po’ di speranza di vita vera che è rimasta in loro. Almeno due miliardi di persone non vivono pienamente la loro vita perché non avendo una vita reale vivono come in un reality show creato dal dio onnipotente da loro inventato, il quale ha destinato ad ognuno una parte alla quale tutti devono attenere scrupolosamente, in maniera falsa e innaturale, vale a dire con una drammatica scissione tra mente e corpo, e tra pensiero cosciente e non cosciente. Poi a show terminato ‘Lui’ spegnerà le luci e lascerà tutti loro nell’angoscia della loro non vita da riempire … con le vite degli altri.

Lettera firmata

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