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Primarie PD. Un voto che non convince

ROMA – Primarie in Campania e nelle Marche, dove rispettivamente alle 12 hanno votato rispettivamente  40mila e 12mila persone. Dal PD parlano di una giornata di partecipazione, addirittura di una prova di responsabilità del partito.

“Le operazioni di voto – si legge nella nota del Pd – si stanno svolgendo in serenità con una rilevante partecipazione. Questa sera i cittadini avranno scelto il candidato del centrosinistra e del Pd alla regione Campania. Sarà una grande giornata di democrazia. Siamo fiduciosi”. “Oggi vince la Campania”, ha detto l’eurodeputato Pd Andrea Cozzolino al termine della mattinata. “I pregiudizi non hanno fermato la voglia dei cittadini della Campania di essere protagonisti del proprio futuro”, ha osservato Marco Di Lello. Soddisfazione per il regolare svolgimento delle votazioni è stata espressa da Vincenzo De Luca. “Una serena partecipazione democratica – ha detto – è la migliore smentita d’ingiustificate previsioni pessimistiche. Sono convinto che ad urne chiuse sarà fatto un bilancio positivo di una bella giornata di democrazia”.

Insomma segnali completamente opposti da quelli lanciati da Roberto Saviano, che ieri in un video invitava i campani a non votare queste primarie. I candidati – ha scirtto l’autore di Gomorra in un post –  sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio”.  “Pacchetti di voti – precisa Saviano – sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino. Le primarie avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere. Non legittimiamole, non andate a votare”.

Insomma possiamo parlare dell’ennesima farsa firmata PD? Proprio oggi Pierluigi Bersani ha ricordato ancora in un’intervista pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno, come “un trauma” l’annullamento delle primarie nel 2011, quelle che avrebbero dovuto indicare il candidato per il Comune di Napoli e finirono per essere annullate proprio da lui, allora segretario del Pd, dopo essere state oggetto di querele e scontri per l’eccessiva presenza di stranieri ai seggi. Quelle primarie finirono con il commissariamento del partito e l’arrivo di Andrea Orlando e, soprattutto, segnarono la sconfitta del Pd a Napoli e il successo di De Magistris.

Bersani ricorda di aver vissuto quel momento come uno “tra i più difficili del mio mandato”, come “un vero trauma nel periodo della mia segreteria”. Si dice, comunque, convinto del fatto che “non si possano caricare gli scompensi sulla Campania solo perché è una regione più esposta” e della necessità di normare la competizione: “Il Pd per statuto è un partito di iscritti e  di elettori. Ho sempre pensato che sia agli uni che gli altri dovessero essere certificati. Servisse cioè l’anagrafe degli iscritti”. E alla domanda del perché non abbia provveduto quando era segretario risponde: “Non appena ne feci cenno partì un’ondata contro. Fui accusato di un ripiegamento burocratico, di essere contro l’innovazione, insomma di essere un dinosauro”. 

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