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Sale la disoccupazione. Al Sud al 55,9%

ROMA – Il tasso di disoccupazione  giovanile in Italia continua a crescere. A febbraio, secondo i dati Eurostat, è al 42,6%. Solo in Grecia (51,2% a dicembre) e Spagna (50,7%) è più alta. A gennaio era al 41,2% e nel febbraio 2014 era al 42,5%.

Risulta in calo di 1,1 punti la media dell’Eurozona (22,9%) che nel febbraio 2014 era al 24,0%. Nella Ue-28 la disoccupazione per i giovani fino a 25 anni è al 21,1%, invariata rispetto al mese precedente, ma giù di 1,8 punti in dodici mesi. 

Ma la situazione è molto peggiore nel Mezzogiorno. Infatti nel 2014, è arrivato a quota 20,7% con una previsione di  incremento per il 2015 dell’1%. Dato ancora più preoccupante per gli under 25 il cui tasso è salito dal 32,3% del 2007 al 55,9% nel 2014. 

Sono alcuni dei dati emersi dal 28mo Report Sud “Fuori dalla recessione il Nord! Ma il sud arranca”, realizzato da DiSteConsulting  e presentato oggi all’Università degli Studi di Palermo. “Occupazione e disoccupazione nel 2015 non conosceranno miglioramenti – spiega il presidente di DiSteConsulting Alessandro La Monica – mentre dati positivi provengono dall’agricoltura e dal manifatturiero, dove abbiamo previsto rispettivamente un incremento del valore 

aggiunto di due punti percentuali e dello 0,5. A questo si aggiunge una previsione della diminuzione del Pil dello o,4%. Sono timidi segnali di un’inversione dell’andamento che ci fanno pensare in positivo. Possiamo immaginare una fase di stagnazione nel 2016 e una successiva fase di crescita”.

Le stime di consuntivo per il 2014 assegnano all’economia del Mezzogiorno il settimo calo consecutivo. Mentre il Pil dell’area centro settentrionale realizza un incremento dello 0,2% quellodell’area meridionale e insulare registra una flessione dell’1,3% rispetto al 2013.  

“Bisognerebbe stupirsi del contrario e non se il Mezzogiorno arranca – afferma Pietro Busetta, economista e ordinario dell’Università di Palermo – Un Paese ancora nord-strabico che ha deciso di tagliare il Mezzogiorno come una parte da asportare. Un Paese che concentra i suoi interventi nella sua parte ricca, ultimo esempio Expo 2015, non può che stare a guardare un Mezzogiorno che se non affonda è un miracolo! Un grande territorio che, con le sue eccellenze, rimane un unicum di sottosviluppo”.

Per quanto riguarda i consumi delle famiglie, il Report prevede per il 2015 una flessione dello 0,5% in forte decelerazione rispetto ai cali precedenti, cui corrisponderà nell’area centro settentrionale un incremento dello 0,8%. Per gli investimenti in costruzioni nel sud e isole si stimano riduzioni del 2% mentre sul fronte della produzione il valore aggiunto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca dovrebbe riacquistare un +2% e quello dell’industria un +0,5%. Nel ramo delle costruzioni il valore aggiunto prodotto subirà una nuova raschiatura (-1,5%) e nei servizi si sconta un cedimento dello 0,6%.

Ultimi dati riguardano le imprese. Tra il 2008 e il 2014, nel Mezzogiorno hanno chiuso 63.500 imprese. Ad accusare di più i contraccolpi della recessione sono le imprese artigiane il cui numero è sceso, a fine 2014, a 341.850 unità, 9591 in meno rispetto al 2013 .

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