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Mafia Capitale. 6 arresti per appalti truccati e frode fiscale

ROMA – Ancora sei arresti eseguiti dagli uomini del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza di Roma nell”ambito di un”inchiesta della procura capitolina nel settore degli appalti pubblici e di contrasto alle frodi fiscali.

In manette sono finiti anche un alto dirigente in servizio alla Sovrintendenza dei beni culturali di Roma Capitale e un imprenditore, che, fa sapere la Gdf, è “risultato coinvolto anche nell”inchiesta mafia capitale”. Tra le gare ”truccate” scoperte dalla Finanza, anche quella relativa al restauro dell”aula Giulio Cesare del palazzo Senatorio, dove si riunisce il consiglio comunale della Capitale, affidata a trattativa privata all”imprenditore arrestato.

L”ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Roma è stata eseguita nei confronti solo di cinque persone, perché uno dei sei destinatari è recentemente deceduto. All”alto dirigente in servizio alla Sovrintendenza dei beni culturali di Roma Capitale finito in manette si contesta, a quanto fanno sapere le Fiamme gialle, di aver “favorito l”imprenditore romano Amore Fabrizio nell”iter procedurale per l”aggiudicazione di gare pubbliche”, tra cui, appunto, quella relativa al restauro dell”aula Giulio Cesare. In particolare, dagli accertamenti eseguiti è emerso come “l”imprenditore arrestato fosse più che sicuro dell”aggiudicazione della gara, avendo stipulato contratti ed effettuato pagamenti in acconto ai subappaltatori alcuni giorni prima dell”apertura delle buste contenenti le offerte”. In sostanza, spiega la Gdf, “il pactum sceleris ha fatto sì che fossero invitate alla procedura di gara esclusivamente società riconducibili allo stesso soggetto economico”.

Secondo la Gdf, l”imprenditore arrestato inoltre, “grazie alla rete di conoscenze che vanta all”interno degli uffici di Roma Capitale risultata alquanto estesa e ramificata”, tramite “sue società, controllate da società lussemburghesi”, ha concesso in locazione al Comune due strutture residenziali in zona Ardeatina per la gestione delle emergenze abitative della Capitale, e il Comune di Roma “ha pagato per diversi anni canoni di locazione particolarmente elevati, pari a circa 2.250 euro al mese, per ogni mini appartamento”. Nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Roma si è anche accertato che “alcune unità immobiliari, anziché essere destinate alle emergenze abitative, così come previsto nel contratto di locazione, sono state utilizzate dall”imprenditore per fini propri”. Le indagini hanno consentito di ricostruire “una imponente evasione fiscale, per oltre 11 milioni di euro, attuata dall”imprenditore e dai suoi collaboratori, attraverso un gruppo di società residenti, controllate da imprese estere con sede in Lussemburgo”.

Con intercettazioni telefoniche e numerose perquisizioni locali “nei confronti di imprese, studi legali e commercialisti e presso le abitazioni di persone fisiche sono stati acquisiti molteplici elementi di prova in ordine alla riconducibilità in termini di proprietà e gestione delle società residenti ed estere in capo all”imprenditore arrestato”, sottolinea la Gdf. I reati contestati sono associazione a delinquere, truffa aggravata e continuata in danno del Comune di Roma, falso, turbativa d”asta, emissione e utilizzo di fatture false, indebite compensazioni d”imposta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte con l”aggravante del reato transnazionale, commesso a Roma, Lussemburgo e altrove. Oltre ai cinque arrestati, allo stato delle indagini sono state anche denunciati all”Autorità Giudiziaria 20 persone, mentre, in riferimento al reato di truffa per la percezione di indebiti canoni di locazione, sono state segnalate tre società per la responsabilità amministrativa dipendente da reato.

 

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