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Usa. Reporter uccisi in diretta tv. VIDEO

Le vittime sono la reporter tv Alison Parker, 24 anni e l’operatore Adam Ward, 27 anni, assassinati mentre erano in onda, da un collega. Il killer, un afroamericano,voleva vendicare la strage di Charleston

MONETA (VIRGINIA) – Una strage in diretta tv si è consumata a  Moneta, in Virginia. Un uomo ha aperto il fuoco contro la giornalista televisiva Alison Parker, 24 anni, della tv WDBJ7, rete locale della Cbs e il cameraman Adam Ward, 27 anni, mentre stavano effettuando un’intervista in diretta. Anche la signora intervistata, Vicki Gardner, la direttrice della locale camera di commercio, è rimasta ferita, ma non è in perciolo di vita.

Dopo aver compiuto il duplice omicidio il killer 41enne, Vester Lee Flanagan alias Bryce Williams come si faceva chiamare in tv, ha postato sui social il filmato del delitto visto dalla sua prospettiva, ovvero quella dell’assassino e spèegando che il suo gesto voleva vendicare un presunto movente razziale. Vester Lee Flanagan, afroamericano omosessuale,  ha lavorato per un anno nella stessa emittente delle vittime, che lui stesso riteneva razziste.

Flanagan ha inviato all’emittente tv Abc un documento per spiegare le motivazioni del folle gesto: Oltre alla rivendicazione della strage di Charleston, il killer avrebbe denunciato le discriminazioni razziale, molestie sessuali subite sul lavoro: «Ho tutto il diritto di essere arrabbiato, e la strage della Chiesa di Charleston è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Una strage annunciata. Flanagan aveva i sintomi di un esaurimento nervoso

Vester Flanagan aveva recentemente ricevuto, prima di essere licenziato, una lettera dei vertici dell”emittente Wdbj7 in cui, facendo riferimento alle lamentele dei colleghi per i suoi accessi d”ira, gli veniva chiesto di rivolgersi ad un medico. E’ quanto rivela  The Guardian, precisando di aver ottenuto la copia dei messaggi inviati dall”allora direttore dell”emittente Dan Dennison al reporter e ai suoi superiori. “Questa è una richiesta che deve essere rispettata, pena l”interruzione del contratto di lavoro”, scriveva il 30 luglio Dennison nella lettera di richiamo a Flanagan per “gli scoppi d”ira” contro i colleghi, il “linguaggio violento e l”atteggiamento aggressivo” tenuto sul lavoro.

Ma già nel maggio di quell”anno – due mesi dopo che Flanagan, che sullo schermo usava lo pseudonimo Bryce Williams, era stato assunto – Dennison avvertiva il giornalista del fatto che il suo comportamento in diverse occasioni aveva “fatto sentire i colleghi a disagio o minacciati”. Gli avvisi non ottennero i risultati sperati se alla fine di dicembre dello stesso anno, il direttore, in una mail a colleghi, raccontava di aver dato al giornalista l”ultima possibilità di salvare il suo lavoro.

“Non sono sicuro su come andrà a finire” scriveva il direttore che tre mesi dopo licenziò Flanagan. Nella lettera di licenziamento si citano come motivazioni “un rendimento non soddisfacente sul lavoro e l”incapacità di lavorare in squadra”. In particolare nei suoi memo Dennison sottolinea come il reporter avesse problemi in particolare con i cameramen con cui usciva per realizzare i servizi, “interpretando male le loro azioni e considerandole attacchi personali”. A luglio il capo redattore di Flanagan definiva “inaccettabile” il suo comportamento con i colleghi, sottolineando che l”area che andava migliorata “immediatamente era quella dei rapporti con i cameramen”.

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