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Dati Istat. Renzi la smetta di giocare con i numeri

I giovani occupati sono in calo (-3,6%) e gli inattivi sono in aumento (+2%), sono questi i veri effetti del Jobs Act

 
ROMA – L’Istat ha pubblicato le statistiche mensili e trimestrali su occupazione e disoccupazione, che registrano un calo della disoccupazione, ma anche dei giovani occupati (-3,6% di occupati e +2% di inattivi). La Rete della Conoscenza risponde: “Renzi gioca con i numeri, sempre più giovani risultano inattivi o costretti a lavorare sotto precarietà e ricatti”
 
“Dopo la figuraccia rimediata dal Governo con il grossolano errore del Ministero del Lavoro sul numero di cessazioni e attivazioni di contratti” – afferma Riccardo Laterza, Portavoce Nazionale della Rete della Conoscenza – “Renzi approfitta dei dati ISTAT per rilanciare la proganda a sostegno dell’efficacia delle proprie riforme, in particolare del Jobs Act. Ancora una volta registriamo una strumentalità nell’utilizzo delle statistiche che omette volutamente gli aspetti più spinosi”
 
“I dati forniti confermano, infatti, una crescita lenta del numero degli occupati nel nostro Paese – dato che in parte si riflette nella diminuzione dei tassi di disoccupazione generale (dal 12,1% al 12,0% in un anno – 12,1% nel II trimestre) – e giovanile (dal 43% al 40,5% in un anno – 41,4% nel II trimestre). Tuttavia,”  – affermano gli studenti nella nota – “le statistiche denunciano come gli occupati fra i 15 e i 44 anni siano in calo del 2,2% sul confronto tra trimestri, e come i giovani inattivi siano in costante aumento (+2% tra luglio ‘14 e luglio ‘15): in sostanza, il calo della disoccupazione giovanile diventa per Renzi il merito di un Jobs Act che assume più giovani grazie alle nuove regole del mercato del lavoro, quando nella realtà diminuisce il numero assoluto di giovani che lavorano e aumentano quelli costretti a lavorare a nero e sotto ricatto e quelli che non cercano più lavoro perché disillusi”.
 
Guardando alle statistiche di luglio 2015, il numero di giovani fra i 15 e i 24 anni che hanno un’occupazione diminuisce addirittura del 3,6% rispetto allo stesso mese del 2014. Non accenna a diminuire la disoccupazione nel Mezzogiorno, stabile al 20,2%, mentre l’aumento degli occupati nel II trimestre del 2015 è spinto dal lavoro subordinato – mentre il lavoro indipendente diminuisce – e da un incremento dei contratti a termine più sostenuto di quelli a tempo indeterminato (+3,3% contro 0,6%).

“Tutti questi indicatori, meticolosamente nascosti sotto il tappeto durante l’euforico videomessaggio odierno di Renzi,” – continua Laterza – “dimostrano quali sono le vere conseguenza sociali delle politiche di questo Governo: precarizzazione del mercato del lavoro, sgravi fiscali per le imprese preferiti a nuove protezioni sociali per i lavoratori atipici e le partite IVA, maggiore incertezza e disillusione nei giovani che non cercano più lavoro, aumento delle disugualianze sociali e territoriali nel Paese.”
 
“Contro tutto questo torneremo presto nelle piazze di tutta Italia” – conclude la Rete della Conoscenza nella nota – “a partire dal 9 ottobre: l’autunno degli studenti e delle studentesse sarà inflessibile contro ricatti e precarietà!”

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