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Direzione Pd. Approvata relazione Renzi, la minoranza non vota

ROMA – Matteo Renzi ha incassato l’ok della direzione del PD, anche se la minoranza, a quanto si apprende, non ha partecipato al voto sulla relazione del premier, incentrata  essenzialmente sul Ddl Boschi e sulla mediazione sull’articolo 2 per ridefinire i termini dell’elezione indiretta dei membri del nuovo Senato.

In particolare i bersaniani non hanno partecipato al voto. Alfredo D”Attorre, al termine della Direzione, ha poi spiegato  che “le riforme si scrivono in Parlamento e non durante una riunione di partito”. Anche Gianni Cuperlo non ha partecipato al voto, spiegando al termine delle riunione di essere però “ottimista” sull’esito del confronto interno sulle riforme. Andrea De Maria, il responsabile Formazione del partito, ha invece preso parte al voto. Roberto Speranza ha lasciato la Direzione un po’ prima del termine, spiegando che “se il metodo Tatarella significa che decidono i cittadini nell’elezione dei senatori, senza che questi  vengano decisi nel chiuso di una stanza, allora vuol dire che siamo di fronte a un passo avanti”. 

La relazione del premier ha toccato vari punti, ma il punto centrale riguardava appunto la riforma del Senato. Renzi ha poi fatto delle allusioni alla spaccatura provocata dalla minoranza dem, e ha dichiarato: “Le scissioni funzionano molto come minaccia, un po’ meno nel passaggio elettorale. Chi di scissioni ferisce, di scissioni perisce”.

Renzi insomma tira dritto e anche al termine della direzione dichiara: “La riforma della Costituzione è a un passo non possiamo permettere a dei piccoli dettagli di bloccare il percorso”.”Ascoltiamo tutti, dialoghiamo con tutti – ha aggiunto -,  certo se chi è minoranza vuole discutere troverà sempre le porte aperte, se vuole fare diktat allora c’è qualcosa che non funziona”.

Dunque secondo il premier ci sono ora tutte le condizione  per chiudere entro il 15 ottobre.  Alla fine l’articolo 2 del ddl Boschi sul nuovo Senato, che prevede la non eleggibilità dei senatori, non si tocca, sebbene il segretario apra alla possibilità di  eventuali “modifiche tecniche”. Renzi poi lancia un avvertimento anche al presidente del Senato Pietro Grasso e dice: “se decidesse di aprire su modifiche all’articolo 2 sarebbe un fatto inedito”. E rispondendo alle accuse di  Nichi Vendola di “aver minacciato Grasso” dicendo “Se Grasso apre su articolo 2, convocare gruppi alle Camere”, Renzi ribatte: “E’ stato detto da qualche leader dell’opposizione che convocherei le Camere, ma non è vero: non è nel potere del premier. Ho solo detto che di fronte a un’eventuale e inedita decisione di Grasso di aprire sulla doppia lettura conforme, il Pd si riunirebbe in Camera e Senato per decidere cosa fare”.

Infine Renzi chiede“”un’assunzione di responsabilità politica” ricordando che “un anno e mezzo fa la legislatura era morta, noi abbiamo preso un rischio e ora sarebbe un errore politico pensare di aver concluso l’opera”.

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