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Sala Umberto. Il trionfo di Elena Sofia Ricci

ROMA – Al Teatro Sala Umberto ha appena debuttato con grande consenso di pubblico lo spettacolo I BLUES, di Tennessee Williams, ovvero tre atti unici, gli American Blues, scritti dal drammaturgo statunitense negli anni ’40, quando iniziava a tratteggiare alcune figure tipiche di personaggi, quasi dei prototipi, che poi avrebbero assunto una fisionomia ancora più dettagliata ed incisiva, grazie alle successive interpretazioni cinematografiche da parte di attori del calibro di Marlon Brando, Vivien Leigh, Elizabeth Taylor, Carroll Baker, Paul Newman. 

Elena Sofia Ricci è la protagonista assoluta di questa specialissima performance, ma accanto a lei recitano attori di grande spessore, i quali si alternano nel ruolo di co-protagonisti ovvero in ruoli marginali, ma che si fanno apprezzare per la loro bravura, duttilità e capacità espressiva: stiamo parlando di Mimmo Mancini, Mimmo Mignemi e Lorenzo Ciambrelli

Una scenografia scarna ma essenziale e funzionale, illuminata da lampade su treppiedi accoglie lo spettatore, dando subito la sensazione di una performance “diversa” , una rappresentazione per certi versi “difficile” da seguire, ma che in realtà si lascia apprezzare non poco, grazie a un sottile filo rosso che unisce e accomuna i tre atti unici, che sono This Property Is Condemned o Forbidden, 27 Wagons Full Of Cotton e Portrait Of A Madonna, ovvero (nella traduzione curata da Gerardo Guerrieri) Probito, 27 Vagoni di cotone e Ritratto di madonna

Al centro di ciascun atto unico c’è la donna, ovvero la condizione della donna contestualizzata nell’era del presidente Wilson, negli anni Quaranta, allorquando certi stili di vita e certe forme di maschilismo erano dati per scontati. Sono figure emblematiche, come l’adolescente perduta, ovvero la moglie sottomessa, oppure la  donna matura che quasi si rifugia nella follia. Figure importanti, che bene si legano con i percorsi dell’indagine sull’identità condotta da Elena Sofia Ricci (ad esempio attraverso il Pirandello di Come tu mi vuoi).

Parlavamo di alcune costanti che acquistano la materialità del filo rosso; ad esempio l’evocazione ripetuta di un “cielo bianco, con le nuvole che si muovono”, ovvero una borsetta bianca, ripiena di cotone, che viene sempre tenuta in braccio dalla protagonista, come fosse un bimbo; o ancora una bambola di pezza, che rappresenta e materializza concretamente il desiderio di una presunta o agognata maternità! 

Come si diceva, Elena Sofia Ricci si è fatta particolarmente apprezzare dal pubblico per l’intensità espressiva e per la caleidoscopica varietà di intenzioni, passando disinvoltamente dalla voluttuosa adolescente, pronta a perpetrare continue conquiste maschili, alla moglie sottomessa, vittima di un marito violento e prevaricatore, il quale, pur di guadagnare soldi, non esita a commettere piccoli reati e a farne una potenziale falsa testimone a sua difesa, fino a gettarla tra le braccia del vicino… per favorire “la politica di buon vicinato”, appunto (e lavorare col vicino cui ha dolosamente incendiato una macchina agricola).

Fino alla Lucretia Collins, che nell’ultimo episodio cede alle lusinghe della pazzia! Se Elena Sofia Ricci giganteggia, non sono da meno i suoi compagni di palcoscenico: Mimmo Mancini, dà vita a uno spettacolare marito, violento e prevaricatore, mentre Mimmo Mignemi interpreta alla grande il ruolo dell’allevatore di cotone, il quale, una volta intuita la situazione, non perde l’occasione per approfittarne, usando anche il suo inseparabile frustino; e infine Lorenzo Ciambrelli, il più giovane, che assume il volto del maschio trasgressivo, ma senza rinunciare a farsi accompagnare sempre dal ritmo del blues!  

La regia impeccabile e ben studiata è firmata da Armando Pugliese, che ha saputo far dipanare questa intricata matassa di situazioni, di personaggi che si sovrappongono e che si riecheggiano. 

Molto bella la trovata delle entrate ed uscite da una casa inesistente, appena simboleggiata, come pure il momento sado-maso delle frustate distribuite dal vicino Silvan Di Carlo e forse anche gradite dalla moglie Flora Megan.  Le scene e costumi sono di Andrea Taddei. Uno spettacolo certamente per intenditori dal palato raffinato, ma che vale assolutamente la pena vedere!

           

fino all’8 novembre 2015

Teatro SALA UMBERTO 

Via della Mercede, 50

Info: 0680687231/ 06.6794753

www.salaumberto.com  

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