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Teatro Dell’Angelo. “Lo zoo di vetro”. Consigliato da Dazebao. Recensione

ROMA – Siamo alla fine degli anni ’30 del secolo scorso. Amanda (Pamela Villoresi), dopo essere stata abbandonata dal marito, ha cresciuto da sola i suoi due figli: Tom e Laura. Amanda è una donna del sud, fiera di essere stata ammirata in gioventù per la bellezza, con qualche rimpianto per non aver colto il partito migliore al momento giusto.

Madre ansiosa, il suo rapporto con i ragazzi oscilla tra il premuroso e l’asfissiante: Tom lavora in una fabbrica di scarpe e mantiene la famiglia, tutte le notti  esce per andare al cinema dove gli è permesso sognare e sfogare le frustrazioni di una routine che detesta, sua madre teme invece si ubriachi come il padre. Laura, resa zoppa da una malattia, è chiusa e nevrotica, gravata da un paralizzante complesso di inferiorità: per inquietudine e disagio non è riuscita a ultimare la scuola.  Unico conforto di Laura è una collezione di animaletti di vetro, che sua madre chiama, appunto, lo zoo. Fallita ogni possibilità di carriera per la figlia, la mamma si preoccupa dunque di farle prendere marito e coinvolgerà nel progetto Tom. Allo scopo il ragazzo una sera porterà a cena un collega di lavoro, invito he sconvolge le  abitudini del focolare…

“Lo zoo di vetro”, dramma di Tennessee Williams, fu rappresentato per la prima volta nel 1944.  Si afferma che il testo richiami elementi autobiografici dell’autore, mentre il personaggio di Laura ha analogie con la vita di sua sorella Rose che, a causa di alcuni problemi psichici, fu sottoposta a un intervento di lobotomia. Gli elementi  del testo convergono nel tema della memoria: la storia della famiglia viene narrata da Tom, filtrata dai suoi sentimenti e dai ricordi. Più in generale si può dire che la piéce coinvolge fortemente il pubblico –  a Roma al teatro dell’Angelo è stata salutata con  applausi calorosi e prolungati –  perché tocca temi inconsci e universali, tipici di certi nuclei familiari. L’introversione, la timidezza, il disagio nel non riuscire ad affrontare la vita, la simbiosi dei componenti che non permette l’espressione della propria identità, sono argomenti dei quali tutti, anche chi non ha provato tali sofferenze, sentiamo l’eco. La fragilità dello zoo di vetro è, in definitiva, una fragilità di larga parte dell’umanità.

Pamela Villoresi, all’altezza della fama, è una Amanda viva e convincente, l’attrice dà spiccata vis tragica al personaggio, pur mantenendo i toni dimessi tipici della quotidianità di una madre e della sua buona fede nelle proprie azioni: cosa tutt’altro che facile. L’ottima riuscita di questa rappresentazione, pur lieve nella sua drammaticità – l’ora e mezza vola, c’è grande movimento sulla scena malgrado l’eterea scenografia non muti – la si deve anche, indiscutibilmente, all’affiatamento di tutto il cast:  Elisa Silvestrin, Maurizio Palladino, Alberto Caramel e alla mano felice del regista Giuseppe Argirò. Uno spettacolo da vedere.

Al teatro dell’Angelo di Roma

Lo zoo di vetro

Autore: Tennessee Williams

Cast: Pamela Villoresi con Elisa Silvestrin, Maurizio Palladino, Alberto Caramel

Regia: Giuseppe Argirò

dal venerdì al sabato ore 21.00 – domenica ore 17.30

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