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Omicidio Meredith. I risultati della scientifica contaminati e inattendibili

PERUGIA – Svolta nel caso Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa il primo novembre 2007.

Il lavoro svolto dalla polizia Scientifica riguardo il gancetto del reggiseno e il coltello, considerato arma del delitto, non è attendibile. Lo scrivono i periti nominati dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia nelle conclusioni dell’elaborato depositato oggi nell’ambito del processo d’appello a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox che stanno scontando rispettivamente 25 e 26 anni di reclusione per il delitto al quale si proclamano innocenti. I periti hanno avanzato l’ipotesi che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione ambientale o di contaminazione avvenuta in una qualunque fase della repertazione o della manipolazione  del reperto. Non sarebbe quindi certo che le tracce di Dna sul coltello appartengano a Mez, così come per quello che riguarda il gancetto del reggiseno.  
Ma c’è dell’altro. Gli esperti sottolineano che  non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e di protocollo internazionali di raccolta e campionamento del reperto per quanto concerne il dna sul coltello, considerato dall’accusa l’arma del delitto, e sul gancetto di reggiseno indossato da Meredith Kercher quando venne uccisa.

La Corte aveva incaricato i periti di compiere un nuovo accertamento tecnico sulle tracce di dna dei due reperti che però si è rivelato impossibile. Gli esperti – Carla Vecchiotti e Stefano Conti, dell’Istituto di medicina legale dell’università di Roma La Sapienza – sono stati quindi incaricati di valutare «in base agli atti il grado di attendibilità degli accertamenti generici eseguiti dalla polizia scientifica sui reperti, con riferimento anche ad eventuali contaminazioni». Contaminazioni sempre ipotizzate dai difensori dei due imputati ma negate dagli inquirenti. I risultati della perizia depositata oggi saranno discussi in aula il 25 luglio prossimo.

Nel frattempo è stato comunicato a Raffaele Sollecito con un telegramma inviato dall’avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori, l’esito della perizia sulle tracce di Dna. Il legale si recherà domani mattina nel carcere di Terni per incontrare il giovane pugliese. «Gli consegnerò l’intera perizia» ha detto. L’avvocato Maori si è detto «più che soddisfatto dell’esito degli accertamenti». «Risultati netti e decisi – ha aggiunto – che non danno adito a dubbi o interpretazioni. Riguardo al coltello, oltre all’impossibilità di attribuire il Dna sulla lama alla Kercher, in ogni caso dalla perizia risulterebbe che quello non è l’arma del delitto come per altro sempre sostenuto da noi». Altro punto fondamentale è il gancetto per il quale i due periti hanno sostenuto la «totale inesistenza del Dna di Sollecito». «Addirittura per il cromosoma Y gli esperti ne hanno individuati tre – ha proseguito – di soggetti non individuati, che non sono nè Rudy Guede nè Sollecito. Cromosomi non indicati dalla polizia scientifica. Attendiamo comunque di definire la vicenda nel contraddittorio delle parti che comunque pensiamo sia ormai definita con il deposito della perizia».

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