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Majorana: lo scontroso ragazzo di via Panisperna

Centodieci anni fa, il 5 agosto 1906, nasceva a Catania quello che è unanimemente considerato uno dei più grandi fisici di tutti i tempi: parliamo di Ettore Majorana, protagonista insieme a Fermi, Amaldi, Pontecorvo, Segrè, Rasetti e al chimico Oscar D’Agostino, di quel celebre gruppo di scienziati che è stato ribattezzato “i ragazzi di via Panisperna”.

Gran parte degli studi sulle proprietà dei neutroni lenti e su altri processi che avrebbero condotto alla creazione dell’atomica, per dire, nacquero in quel regio istituto di fisica ubicato nel rione Monti, in pieno centro di Roma, precursore del laboratorio di Los Alamos dal quale sarebbero emerse, in seguito al compimento del Progetto Manhattan coordinato da Oppenheimer, le due atomiche che il presiedente Truman avrebbe dato l’ordine di sganciare su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del ’45 per piegare le resistenze del Giappone e porre fine al secondo conflitto mondiale.

Majorana: sicuramente un genio ma dal carattere distaccato, critico e scontroso, tanto che nel vortice dei soprannomi con i quali si caratterizzarono gli studiosi di via Panisperna si guadagnò l’appellativo di “Grande inquisitore”.

Di lui si persero le tracce il 27 marzo del 1938 e da allora non se ne è saputo più nulla. Si affollano intorno a questa controversa figura le ipotesi più disparate ma a noi non interessa approfondire questo aspetto, pur affascinante, di una personalità tanto nobile quanto difficile da comprendere, la quale ha prodotto alcune delle intuizioni che costituiscono tuttora i rudimenti della fisica, ponendo i presupposti per l’elaborazione di teorie e la risoluzione di dilemmi che si protraggono, in alcuni casi, addirittura da secoli. 

È impossibile quantificare il contributo dei ragazzi di via Panisperna alla fisica e all’onore del nostro paese, benché siano rimasti vittime della stupidità delle Leggi razziali e dell’atavica incapacità dell’Italia di valorizzare i suoi migliori talenti.

È impossibile stabilire quanti passi avanti ci abbiano consentito di compiere le intuizioni di quel gruppo di scienziati e sarebbe alquanto stucchevole star qui a ragionare su quante conquiste successive sarebbero state impensabili, o comunque molto più difficoltose, senza l’apporto delle loro coraggiose sperimentazioni. 

Ciò che possiamo dire della figura di Majorana è che è pressoché inspiegabile, e tuttavia meritevole di rispetto, la sua scelta di far perdere le proprie tracce, di svanire nel nulla, di non avvertire mai il bisogno di farsi vivo, di dare sue notizie, di tornare indietro dal suo proposito di sparizione.

Sarà morto sul finire degli anni Trenta? Avrà vissuto ancora a lungo? Le ipotesi si rincorrono ma a noi sembra giusto non disturbare con inutili illazioni questo lungo e voluto silenzio, questa tristissima decisione che ci ha privato delle competenze di un gigante ma, al tempo stesso, lo ha consegnato a una leggenda ammantata di mistero e, proprio per questo, destinata a durare in eterno.

Ettore Majorana, oltre un secolo fa. La grandezza, la riservatezza, l’addio e un mito che non si perde e non si perderà mai, al pari delle intuizioni e dell’eredità di un uomo, prima ancora che di un fisico, che aveva un carattere pressoché impossibile, come spesso accade a coloro che hanno un carattere e sono determinati a difenderlo.

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