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Come difendersi dalle furbizie del mercato. Incontro con Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Consumatori

Le aziende fornitrici di servizi pubblici che mandano le bollette di pagamento ogni 28 giorni, inventandosi così il tredicesimo mese dell’anno, e di fatto aumentano le tariffe. Le compagnie telefoniche che costringono i clienti a cambiare sempre più spesso il telefonino mettendo sul mercato nuove batterie incompatibili con i “vecchi” modelli.

La Ryan Air che annulla duemila voli per mandare in ferie i piloti secondo le regole e lascia a terra mezzo milione di passeggeri. L’obsolescenza programmata degli elettrodomestici, delle stampanti, le lampadine che durano sempre meno, i fazzoletti di carta con nove pezzi nella confezione e non più dieci, il tubetto di dentifricio con il buco più largo (se ne consuma di più), il cornetto gelato sempre più piccolo allo stesso prezzo, la confezione di analgesici con 36 pasticche, quasi se ne debba fare un uso continuato, la nota crema di nocciole inizialmente destinata alla merenda dei più giovani e oggi proposta a colazione, la ancor più nota bevanda gassata americana che nei menù dei fast-food costa meno dell’acqua semplice, le acque minerali presentate come irrinunciabile alternativa a quella del rubinetto. 

Questi i mille trucchi del marketing per spremere il consumatore. Un campionario di furbizie mercantili che il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, avv. Massimiliano Dona, ha illustrato parlando ai soci del Rotary Club Roma Olgiata, nella conviviale sul tema “Crescita economica e onestà nelle relazioni di consumo: quando il marketing ci mette lo zampino”. Si dirà: la crescita economica non può essere pregiudicata, lo sviluppo è anche nei consumi, anche se Pier Paolo Pasolini osservava che “ sviluppo non vuol dire progresso”. Ma la sua era la posizione di un poeta, non di un mercante.

Nella sua politica di tutela degli iscritti, l’Unione Consumatori stigmatizza molte enfatiche affermazioni della pubblicità: il tonno spacciato per italiano è pescato nel Pacifico, molti prodotti definiti biologici in realtà non lo sono perché spesso provenienti da zone dove non tutti produttori rispettano le regole della coltivazione biologica, quindi i concimi chimici, i diserbanti e i pesticidi impiegati nel terreno del vicino inquinano anche quelli poi venduti come biologici. 

Del resto, non potrebbe essere altrimenti, con le migliaia di segnalazioni e di denunce che arrivano alla sua organizzazione, che come le altre, opera in un settore molto importante del vivere civile. E spiega: “Adesso dilaga la moda dei prodotti “senza”.  E’ la nuova frontiera del marketing imbonitore: sono in commercio prodotti senza colesterolo, senza glutine, senza olio di palma, senza lattosio, senza zucchero.  C’è perfino una marca di spaghetti pronti “aglio, olio e peperoncino” senza… aglio!”.

All’avv. Dona, che ha incantato l’uditorio, qualcuno obietta che il marketing non va confuso con la pubblicità ingannevole.  “D’accordo – riconosce l’oratore – ma spesso il marketing si serve della pubblicità meno sincera”. D’altronde se una regola del nostro tempo è vendere sempre e comunque, qualunque cosa e a quante più persone possibili, questo è il marketing, “ bellezza”, e tu, consumatore non ci puoi fare niente. A meno di non rivolgerti alle organizzazioni, ce n’è più d’una, che cercano di richiamare l’attenzione del consumatore più distratto.

 

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